TSFF32: Appunti sparsi su Landscape Zero

TSFF32: Appunti sparsi su Landscape Zero

January 28, 2021 0 By Simone Tarditi

Sulla superficie dell’acqua viaggiano liquame tossico, schiuma giallastra, piume di uccelli morti. Una bambina scaccia via quello schifo mentre prova a nuotare in prossimità della riva. In mare chiazze d’olio, sulla spiaggia chiattone all’ombra circondate da spazzatura di plastica e mozziconi di sigarette. Balene di terra. Vene varicose e cappellini di paglia. Villosi uomini anziani in slip. Sullo sfondo: una raffineria. Una tonica figura nera vi ci cammina dentro. Bianche capre mangiano attorno a montagne di pneumatici. Produrranno latte che verrà venduto al mercato. Intanto, gabbiani galleggiano a debita distanza dagli umani che giocano tra gommoni e materassini gonfiabili. Il lungomare di cemento. La sabbia mischiata alla crema solare. La classica estate identica a se stessa in ogni dove: sulla riviera romagnola, a Fregene o ad Albenga lo spettacolo antropico sarebbe sempre quello. Dei cartelli sul pericolo di amianto nell’aria e sul relativo rischio di ammalarsi di cancro ai polmoni tutti se ne fregano abbastanza.

Siamo a Spalato, in Croazia. “Abbiamo un grave problema d’inquinamento, i turisti non lo sanno e ai croati non importa”, dice il regista Bruno Pavić, sottolineando anche quanto questo suo documentario voglia essere un atto di denuncia per sensibilizzare il governo, i cittadini, gli spettatori. Un grido silenzioso? Un’accusa che rimarrà inascoltata? Un manifesto per un futuro migliore? Questo è Landscape Zero, tra i titoli di richiamo alla 32esima edizione del Trieste Film Festival.

Un documentario che mostra senza commentare, che testimonia senza giudicare. Il racconto che viene fatto del reale è praticamente muto, unicamente veicolato dalle immagini e dai significati che legate assieme intessono tra di loro. L’unico difetto che si può rintracciare in Landscape Zero è un eccesso di didascalismo. In uno dei pochi momenti parlati del film si ascolta una voce trattare il Comunismo e il Socialismo come di fossili ideologici che oggi esistono solo più sottoforma di macerie abbandonate, al pari delle fabbriche lungo la costa, luoghi nei quali gli operai hanno dato la loro vita per un progresso che li ha poi investiti solo da lontano. Come attori di minore importanza, comparse sullo sfondo di una grande produzione cinematografica, anche i manovali hanno arricchito i datori di lavoro ricevendo in cambio salari minimi e facendo ereditare alla prole un futuro desolante sul piano ambientale. Forse il tornare a lavorare la terra darà ancora un senso all’esistere …

Simone Tarditi
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