Carlo, lo sai che Si vive una volta sola?

Carlo, lo sai che Si vive una volta sola?

May 29, 2021 0 By Gabriele Barducci

In questi lidi apprezziamo e diamo un regolare spazio a ogni tipo di pellicola, dal cinema nostrano a quello mondiale, senza tralasciare nessuna pellicola. Non a caso, uno degli articoli che riguardano da vicino l’attore e regista Carlo Verdone e che ad oggi è ancora uno dei più letti è proprio una piccola retrospettiva su Compagnia di Scuola.

Il noto film corale, riconosciuto da appassionati e non come la punta di diamante del cinema di Verdone, è quanto di più raffinato ci si possa trovare nella sua idea di cinema. Come ben spesso capito, l’autore come tale veicola i suoi messaggi a mezzo cinematografico, quale il film in questo caso. Parliamo certo di un film datato, 1988 per gradire e lo stesso cinema di Verdone è cambiato drasticamente sia prima che dopo questo film.

Impossibile dunque negare un periodo di calma apparente iniziato attorno il 2000. Cosa intendiamo con ciò? Produzioni buone, che si sorreggono con le proprie gambe e una considerevole struttura narrativa, tanto registica, per regalare la sufficienza a ogni film e chiudere il capitolo aspettando il nuovo lavoro. C’è però un grande ma, quello che sta portando Verdone a un’inesorabile caduta sia narrativa che produttiva e il suo ultimo film, Si vive una volta sola, ne è purtroppo l’ennesima testimonianza.

Si sorvola sul problema Covid-19: il film era pronto per uscire già a primavera del 2020, ma prontamente rimandato per motivi purtroppo noti a tutti. Quasi dopo un anno esce in sala per soli tre giorni per poi approdare direttamente su piattaforma di streaming Amazon Prime Video. Alla diretta acquisizione di Amazon per l’esclusività, c’è da sottolineare che la finestra di uscita al cinema è servita soltanto a rientrare in alcuni contratti riguardo finanziamenti ricevuti per la realizzazione del film. Una clausola netta, di nessun tipo di problema in altri contesti fuori dal Covid-19, ovvero che il film deve uscire al cinema per ottenere tali sovvenzioni.
Quella di uscire per soli tre giorni risulta dunque un po’ una presa in giro, ma necessaria.

Il problema è insito – purtroppo – nelle produzioni Filmauro: finte, posticce, patinate da valori produttivi di una fiction di medio grado da tv generalista e di ciò ce ne siamo resi conti con Sotto una buona stella. Verdone e Cortellesi chiusi in un cartonato che funge da set cinematografico, riprese di interni ripetitive, pulite, perfette. In poche parole, finto.
Però c’è un’idea, una raffinatezza. C’è qualcosa per cui si vede e archivia il film senza troppi problemi, anche perché il campanello d’allarme arriva proprio con Si vive una volta sola, che possiamo riassumere senza troppa paura come uno dei film più brutti che abbia mai partorito Verdone.

La lingua italiana ci regala tante altre scappatoie dall’abuso della parola “brutto”, ma questa volta la piazziamo in bella vista, perché necessario.
Il film è una sorta di Amici Miei con tempi comici di dubbia riuscita, una sensazione a pelle tra l’imbarazzo e il continuo chiedersi perché sia uscito un prodotto del genere. Anche nei film meno brillanti, Verdone è riuscito sempre a infilarci una raffinatezza intima e culturale, espedienti narrativi cari a Verdone su cui poi riesce a costruire tutto l’arco narrativo del film e relativi nodi.

Il punto di base è la risaputa ipocondria di Verdone. Su questo spunto, ci crea un film, forse un suo collega sta per morire a seguito di analisi funeste, c’erano gli scorci per parlare della vita, della morte, occasioni perdute, rimpianti, la necessità di fare il conto della propria vita e tirare le somme. Nulla di tutto ciò, per lasciare spazio a circa 90 minuti di vuoto assoluto.
Che sia forse l’ultimo film sotto contratto con la Filmauro? Forse. Dall’alto del rispetto che nutriamo per la persona come per l’artista, il consiglio è quello di fare come la Federica di Nancy Brilli in Compagnia di Scuola: seduta davanti allo specchio, un accenno di trucco sul viso che viene male, le ferite non si riescono a nascondere. Meglio tirare le somme e fare le addizioni con le sottrazioni.

Gabriele Barducci