Appunti sparsi su Unter den Linden di Enrico Giacovelli

Appunti sparsi su Unter den Linden di Enrico Giacovelli

March 30, 2022 0 By Simone Tarditi

Chi ha la fortuna di conoscerlo sa che Enrico Giacovelli non coltiva come unica passione quella del cinema e che, come ogni persona di cultura, ha scelto di imbrigliarsi nelle maglie di altre discipline e sfere dell’Arte. A testimoniare ciò basterebbero le sue esperienze in veste di realizzatore di alcuni allestimenti teatrali sul territorio torinese oppure il volume Mozart e il Cinema (Ed. Gremese, 2017) che indaga tutti i prestiti dell’industria dei film nei confronti del compositore austriaco, ma ora c’è un tassello in più nel corpus bibliografico dell’autore: Unter den Linden, un romanzo edito per la casa editrice torinese Yume. A ben vedere, non è neanche il primo caso di prosa narrativa per Giacovelli, a suo modo lo erano anche alcune biografie da lui scritte (sulle attrici Anna Magnani e Brigitte Bardot, sulla cantante Édith Piaf) e in particolar modo il giallo La felicità è un attimo pericoloso, opera quest’ultima che nell’addentrarsi nei meandri del passato sembra condividere con Unter den Linden il simile intento di rendere i ricordi dei protagonisti il cuore pulsante che fa muovere le vicende lungo una linea temporale dove passato, presente e futuro – a differenza di quanto comunemente creduto – sono attimi tra loro a stretto contatto.

Unter den Linden Giacovelli

Il viale dei tigli berlinese cui Unter den Linden fa riferimento sin dal titolo è il luogo dove si svolge gran parte della narrazione intessuta da Giacovelli, luogo che per sua configurazione è per i personaggi sia di passaggio, sia di approdo, sia di collegamento tra un prima e un dopo nella storia del mondo, il che significa anche nelle loro storie individuali. È così che, attraverso un oggetto prezioso che passa di mano in mano, una fitta serie di eventi coinvolge uomini e donne nell’arco di oltre trenta secoli, dall’Antico Egitto alla caduta del muro. Di Unter den Linden merita fare almeno due considerazioni che riguardano la natura peculiare di questo romanzo. Una ha a che fare con lo stile dell’autore, il quale riesce nell’impresa non da poco di appassionare nelle sue oltre duecento pagine senza fare mai ricordo a dialoghi, bensì semplicemente descrivendo episodi epocali (l’ascesa di Hitler, le guerre del Novecento, l’instaurarsi al governo di partiti politici che continuano a macchiarsi del sangue dei cittadini), esperienze intime dei protagonisti (il trittico di nascita-amore-morte su cui si basa non solo la letteratura, ma l’esistenza stessa), condizioni psicologiche dell’individuo singolo e della collettività.  A stretto contatto con quanto appena detto, verte la seconda considerazione, ossia su come Giacovelli cerchi, riuscendoci, di vivisezionare lo spirito di ere storiche tanto lontane. Il filo conduttore di Unter den Linden pare essere un Sentimento che varia negli anni, ma che conserva una sua forza a prescindere da quale personaggio lo provi. Questo “sentire” interiore è altresì qualcosa che coinvolge tutti gli appartenenti a un dato momento storico, nonché un motore che innesca e guida la ruota degli eventi. La difficoltà sull’esprimere una faccenda tanto complessa come quella dell’animo umano è la lotta che Giacovelli ingaggia con se stesso e la sua scrittura.

L’unicità nell’attuale panorama letterario italiano di un testo come Unter den Linden lo rende già di per sé un titolo d’interesse, ancor più, forse, per chi segue le pubblicazioni del Giacovelli saggista. Infatti, si potrebbe rimanere sorpresi dalla conoscenza che l’autore ha dell’Antico Egitto, di cui con minuzia di particolari riesce a illustrare le caratteristiche principali, si pensi alle pagine dedicate ai processi di mummificazione o all’importanza data alle divinità zoomorfe o, ancora, a come si svolgeva la quotidianità sulle sponde del Nilo, quando la vita umana valeva zero. Gli appassionati di cinema non si disperino, ce n’è anche per loro. Personaggio marginale di Unter den Linden, ma di cui si illustra l’evoluzione nel corso del Novecento, è Leni Riefenstahl, da pupilla del Terzo Reich a documentarista di fondali marini, ci sono poi anche riferimenti alla filmografia di Ernst Lubitsch o a quella di Cecil B. DeMille, programmazioni televisive con Edward G. Robinson, le gesta di una fittizia diva di regime (tale Greta Hofer) e via discorrendo. Sempre nel segno di un cinema classico che per Giacovelli è costante fonte di fascinazione e indagine. Ecco, a voler racchiudere in quest’ottica Unter den Linden e riunire le fila del discorso, si pensi pure al romanzo come a un lungo e colossale film muto, fatto di sole immagini che tanto sanno raccontare anche in assenza di dialoghi.

Alcuni estratti da Unter den Linden:

“Sarebbe inutile vivere più a lungo di quanto viviamo: le persone, gli amori, le stagioni si assottigliano nel ricordo fino a diventare nulla, e a quel punto, quando non c’è più nulla da dimenticare, siamo nulla anche noi”. (p. 26)

“L’architettura si svolge nello spazio, eppure ha come obiettivo ultimo, cioè primo, il tempo. Ogni campanile, obelisco, torre o piramide che si erige ha un traguardo scoperto e immediato in metri e uno segreto e più profondo in anni, in secoli”. (p. 108)

“Il vero buco nero che non siamo capaci di penetrare è il presente”. (p. 114)

“Quando si diventa vecchi non si teme più la fine del mondo, si teme soltanto che i propri ricordi siano falsi, copie di un originale che non è mai esistito”. (p. 177)

Simone Tarditi
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