The Northman, coniugare blockbuster e autorialità

The Northman, coniugare blockbuster e autorialità

April 21, 2022 0 By Gabriele Barducci

Forse ci è riuscito solo George Miller con Mad Max Fury Road a coniugare la necessità autoriale a una vena da grosso e imponente blockbuster. Di Robert Eggers se ne potrebbe parlare tantissimo, partito dal basso, arrivato a firmare due ottimi film horror di genere (The Vvitch e The Lighthouse) per poi arrivare da Universal e chiedere fondi per un progetto personale molto più grande: riprendere il mito di Amleto (l’originale da cui poi lo stesso Shakespeare ne ha tratto la sua versione) e della sua vendetta per l’assassinio del padre.

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Dopo due ottimi film a questo giro Eggers non riesce nella missione di fondere esigenze produttive (e distributive) con la sua visione autoriale per la resa finale del suo riconoscibilissimo cinema.

Universal dona soldi e un ampio palco, ma tutto l’impianto produttivo e narrativo sembra costruirso attorno una stretta di mano, un compromesso dove Eggers lavora con la sua solita brillantezza nella costruzione di immagini, ma tutto è con il freno tirato. Abbandonando l’horror, si getta sul film di avventura, un po’ action, un po’ gotico pesante, puntellando la onnipresente sensazione che un pizzico di fantastico in questi mondi immaginifici, non sia solo retaggio di storie di vecchi bardi, ma che qualche magia, stregone e streghe, possano davvero esistere e dare una dimensione totalmente onirica.

Ecco dunque che il passaggio sulla Terra è una fase intermedia, i guerrieri vichinghi bramano la morte su campo per accedere al Valhalla; ogni azione è veicolata e influenzata per l’obiettivo finale dei Campi Elisi.

La mano di Eggers è quella di un regista esperto, nonostante i suoi 38 anni e al suo terzo film con una pletora di appassionati nel mondo assai consistente: realtà assai particolare e rara per il panorama Hollywoodiano. Ciò non toglie che la pellicola beneficia di una sceneggiatura eterea, puntellata, quasi scritta e recitata in prosa, un’applicazione attoriale di altri tempi dove alla parola si preferisce l’urlo e il grugnito.

Attori sporchi di fango e sangue, un’emozione viscerale per quei campi di battaglia irti di sangue dei nemici e dei propri fratelli. Su questo fronte, The Northman è uno spettacolo ricchissimo, pieno di immagini costruite con grande perizia e sapienza, una voglia di raccontare l’epica senza passare per una scala di grandezza enorme, bensì seguire un “semplice” uomo, Amleto, nella sua storia di vendetta. Magari alcuni passaggi narrativi non saranno parte della fiera dell’originalità, ma nel complesso, il pacchetto audiovisivo è di gran rispetto.

Le zone d’ombra sono nel punto di incontro tra domanda e aspettativa. Eggers, come già detto, quando deve mostrare il talento, si frena, cerca la via facile (frasi fatte, violenza off screen, momenti raccordati con risvolti di trama abbastanza discutibili), qualcosa che nei precedenti film il regista era sempre riuscito a realizzare con grande ispirazione e coraggio. La via facile era sempre percorsa, ma la cornice era di tutt’altro spessore.

The Northman non è un brutto film, assolutamente, ma è l’Eggers meno Eggers che si può vedere. Lo strano caso di un ottimo film che, proprio per il nome del regista che l’ha firmato, dividerà parecchio.

Gabriele Barducci
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