Prey dimostra perché Predator non funziona più

Prey dimostra perché Predator non funziona più

August 3, 2022 0 By Gabriele Barducci

Diciamoci la verità: quello definito da molti come il franchise di Predator, non è mai stato tale, nella misura in cui un franchise oltre che a cercare una continuità narrativa della storia presentata, arricchisce anche il background narrativo, esplorando temi, stilemi e iconografie di un certo alieno predatore.

Dopo il primo glorioso Predator, il resto è stato uno spettacolo sciatto, senza sapore: Predator 2 assai discutibile, Predators e The Predator hanno cercato di rispolverare il franchise inventandosi qualcosa di nuovo, ma che non ha totalmente funzionato nel meccanismo cinematografico che incontra critica, pubblico e risultati al botteghino.

Prey dunque è la nuova trovata di 20th Century Studios, ex FOX, ora in mano a Disney che non vuole perdere i diritti e dunque tenta nuove strade e questa si palesa come la realizzazione di un prequel, andando a inserire questa nuova storia addirittura agli inizi del 1700.

Ci sono gli indiani e una giovane Comanche che vuole cacciare e non rimanere con le altre donne nelle tende a cucinare o cucire abiti per gli uomini. Durante una sessione di caccia selvaggina, vede una luce nel cielo, qualcosa che mai ha visto prima. Una minaccia incombe sulla tribù.

Prey, in qualche modo, racchiude essenzialmente tutto ciò che non funziona nel franchise di Predator. In prima battuta è l’ennesimo tentativo di riavvio di una saga che mai è stata tale. Tolto Predator 2, i precedenti due tentativi di riavvio (Predators e The Predator) hanno conseguenzialmente tentato di apportare modifiche e novità nell’ecosistema narrativo, che fino a quel momento è sempre stato povero, dato che non c’è mai stato modo o tempo di approfondire qualcosa di più di questi film come della stessa razza aliena. Dunque in ogni film noi troviamo degli input, che al successivo riavvio della saga, vengono annullati giacché si riparte nuovamente con nuovi stilemi, nuove “origini” e nuove storie su cui plasmare poi l’attività di caccia tra alieno e umani.

Prey dunque cosa diventa? Predator, nuovamente, gettandoci ancora in una giungla – e la contestualizzazione storica come quella delle tribù Comanche effettivamente rende il tessuto narrativo resistente ai successivi colpi della storia – e se i primi momenti del film sono davvero interessanti, nel modo in cui la vita Comanche si plasma all’arrivo e gestione di questa minaccia, andando avanti il film perde smalto, giacché ci si ritrova nuovamente a ripercorrere le stesse orme del primo Predator. Interessante il discorso che si può applicare sul titolo dove in modo molto semplice e diretto, la preda diventa il predatore, giacché il senso di sopravvivenza, fondamentale per noi esseri umani, eleverà lo status della protagonista, che non potrà più essere preda e plasmarsi nuovamente, dunque rigenerarsi come una vera e propria cacciatrice, anzi, una predatrice, studiare i passi della sua preda e attaccare.

È curioso dunque vedere come reagirà e accoglierà il pubblico questo film. Tra fedelissimi a un’idea che mai ha preso forma e chi cerca di divertirsi, Prey è un po’ li in mezzo, fa quel che vuole, lo fa bene, ma l’identità assieme a un’anima sono mancanze di carattere.

Gabriele Barducci