Venezia79: Gli Spiriti dell’Isola e l’inesorabile oblio umano

Venezia79: Gli Spiriti dell’Isola e l’inesorabile oblio umano

September 21, 2022 0 By Gabriele Barducci

Se da un giorno all’altro un nostro carissimo amico decidesse di toglierci la parola per sempre, come prenderemmo questa azione? Andandoci a parlare e cercare di capire il perché di questa folle presa di posizione, ma il nostro amico è categorico: lui non vuole più parlare con noi e se gli rivolgeremo parola, lui si taglierà un dito, un prezioso dito della mano con cui compone e scrive musica.

Martin McDonagh dopo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, ha dimostrato una penna gradevole e sconvolgente nel trattare e narrare eventi apparentemente ilari, con una cinica visione d’insieme talmente coerente nella sua follia, da far impallidire chiunque.

Se in Tre Manifesti c’era la costante ricerca di un equilibrio in un mondo che non sembrava avere delle ferree leggi logiche, ne Gli Spiriti dell’Isola, McDonagh prende quella che potrebbe essere una pacifica vita di pacifiche persone in un’isola irlandese (siamo agli inizi degli anni ’20, ma potremmo tranquillamente essere come nei giorni nostri) e rendere una quotidianità semplice e pragmatica, un colpo basso su cui fermarsi e riorganizzare la propria vita.

Una commedia nera, cinica, folle quando dolce, Gli Spiriti dell’Isola è un invito a soffermarsi e guardare il nostro oggi come il trascorso alle nostre spalle. Esattamente come il personaggio interpretato da Colin Farrell, quella che sembra la persona più semplice, gentile e cordiale di tutta l’isola, il film non fa altro che operare un discorso di rovesciamento delle parti e puntare l’attenzione su quelle che sono le persone di un isola forse sperduta e lontana dalla civiltà.

Nessuno ha mai davvero qualcosa da fare, si vive alla giornata cercandosi un hobby o un passatempo, che possa essere il solo atto di passeggiare o anche dedicarsi alla musica. Lo stravolgimento di un’amicizia è la ferita nel tessuto della normalità e il sangue che sgorga porta a ripensare alla propria vita, nel rendersi conto di essere tutti, nel mondo, in ogni angolo di tempo e spazio, dei piccoli esseri umani destinati alla morte.

Tutto questo è inevitabile, una fine del percorso pragmatica che ci dice dove siamo partiti, ma non dove ci fermeremo nella nostra vita. In questo percorso inverso, nel recuperare un’amicizia persa per motivi forse folli, forse no, Gli Spiriti dell’Isola opera questa indagine nell’animo umano, delle sue fragilità, delle sue paure come anche delle sue ipocrisie.

Una storia scritta da una penna raffinata, che riesce a dosare sapientemente i momenti dal forte sapore drammaturgico dove i personaggi crescono, alle solite scene ilari, divertenti, nere, da sorriso tra i denti che se si stringe poco più, ci fanno sanguinare le gengive perché alla risata, non possiamo far altro che pensare subito dopo all’inevitabile oblio dell’uomo, punto finale della vita, la stessa che cerchiamo di riempire con qualcosa, pur di non pensare alla nostra fine.

Gabriele Barducci