Hans Landa, solo un bambinone sadico

Hans Landa, solo un bambinone sadico

December 26, 2022 0 By Simone Tarditi

Il sicario Jean Reno in Léon, Javier Bardem killer psicopatico dal ciuffo beatlesiano in Non è un paese per vecchi, Cary Grant glaciale opportunista in Il sospetto, il drugo Malcolm McDowell in Arancia meccanica. Sono solo alcuni esempi di come nel cinema un alimento dalle caratteristiche positive come il latte è stato utilizzato in una maniera deviata: ognuno di questi personaggi se ne nutre (o nutre il prossimo) col fine di generare violenza, per non dire morte. A loro va aggiunto un quinto losco figuro interpretato da Christoph Waltz, ossia il colonnello Hans Landa di Bastardi senza gloria.

Mentre la scienza (anche quella spicciolo-divulgativa del web) ancora si domanda se il latte sia un alimento esclusivamente adatto a chi è in fase di crescita oppure no (addirittura potrebbe fare male ai non più giovani poiché enzimaticamente di ardua assimilazione), in Bastardi senza gloria ci troviamo di fronte a un entusiasta della bianca bevanda ricca di calcio. Hans Landa, che immaginiamo essere poco oltre la soglia dei cinquanta come l’attore che ne calza i panni, ne è ghiotto e ciò lo si può notare in due scene. Nella prima («Monsieur, à votre famille et à vos vaches, je dis: bravo»), Landa è intento chiedere a Perrier LaPadite un bicchiere di latte appena munto che beve tutto di un fiato. Lo apprezza a tal punto da fare un bis nonostante di lì a pochi secondi comanderà la morte di quasi tutto il nucleo dei Dreyfus, nascosti sotto le assi di legno del casolare. Stomaco di ferro, mente feroce e nessuna compassione.

Merita soffermarsi sul missaggio sonoro: quando il latte viene versato si può sentire distintamente un sofferto muggito, quasi le mucche (viste sotto le fronde degli alberi pochi istanti prima, presenti quindi fuori scena) si lamentino del fatto che l’alimento da loro prodotto venga offerto a un individuo così spregevole che se lo merita ancora meno dei padroni della fattoria dal momento che natura vorrebbe fosse riservato ai loro vitellini. Il latte assume qui una correlazione intima anche a livello degli organi necessari per originarlo e assumerlo (le mammelle, la bocca). Se, parallelamente, si coglie quanto la rappresentazione di Landa miri a ritrarlo quale un bambinone bisognoso di attenzioni (si pensi all’interesse che ha nell’essere riconosciuto per via del suo soprannome) e desideroso di fare dei giochi perfidi coi suoi interlocutori (tutta la dinamica, sorretta dal registro linguistico che sballotta tra inglese e francese, che rende performativa la sua missione di caccia dall’esito scontato) rende chiara la centralità di una bevanda maggiormente nota per essere destinata a chi non ha ancora raggiunto la sfera adulta della vita. L’egocentrismo e i guizzi infantili che si riscontrano nel proseguo della pellicola (quel “Bingo!” pronunciato ad alta voce verso la conclusione è forse l’acme) altro non sono che altri segnali su quanto Landa valga come uomo: nulla.

Tempo dopo, il latte ritorna nella scena dello strudel allorché Landa, con sadismo o innocenza (questo non si capisce, ma è ininfluente), ne ordina un bicchiere per Shosanna Dreyfus, sopravvissuta. La reazione di lei è la stessa di chi guarda il film: incredula, sbigottitamente ironica. Ancor più stimolante è il proseguo perché viene rafforzata l’idea su quanto egli sia un individuo rimasto a uno stadio bambinesco. Chiede al cameriere di portare la panna e poi, goloso, la osserva con godimento nel venire adagiata sulla sfoglia del dolce. Anche coi derivati, insomma, Hans Landa dà prova che la sua indole, ancor prima di uccidere, sarebbe quella di tornare attaccato a una poppa.

Simone Tarditi
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