Babylon e la notte degli eccessi di Damien Chazelle

Babylon e la notte degli eccessi di Damien Chazelle

January 12, 2023 0 By Gabriele Barducci

Come nelle migliori storie d’amore già vissute in La La Land, Babylon è anch’esso una storia d’amore, che si consuma tra Damien Chazelle e il Cinema, quello viscerale, che esplode nel petto, che ci fa innamorare di tutta questa macchina produttiva che ha origine più di cento anni fa e che non perde occasione nel ritrovare nelle storie passate, negli anni ’20/’30 quella sensazione di aver perso la Hollywood da bere più brillante, sporca e divertente.

Chazelle punta l’interesse narrativo nel passato, giacché il sistema cinematografico che conosciamo oggi in qualche modo non è così diverso da quello di fine anni ’20. Con la nascita e consolidazione dello star system, nelle colline da dove nascono sogni, non si celebra il Cinema (quello arriverà solo dopo, a metà anni ’50, quando chi di dovere si accorgerà che questa è una vera e propria industria capace di rendere gli attori eterni) bensì la necessità di essere star.

Ma prima di essere star bisogna farsi defecare addosso da un grosso elefante, soddisfare i più perversi piaceri facendosi urinare addosso da una minorenne, mentre si è strafatti di cocaina, eroina e qualunque altra droga possa servire il periodo.

Nella Hollywood di metà anni ’20 non solo bisogna partecipare, ma bisogna esserci, vivere il momento senza filtri. Ecco che tre grandi storie vanno a incrociarsi in una spericolata corsa alla ricchezza e la fama. Chi la cerca, chi ce l’ha e la sta perdendo (l’arrivo del sonoro provocherà una grande crisi per chi con il cinema muto aveva trovato successo) e chi invece riceve ogni momenti input di estrema bellezza nel vedere una ragazza ballare tra la gente, muoversi con coreografie sinuose e rendersi conto che sì, quello è Cinema, di quello che ci acceca la vista, riempiendoci la testa di sequenze immaginifiche.

190 minuti dove Chazelle mostra la sensualità come la sporcizia, di corpi umani che producono odori come emozioni, pezzi di carne ammassati sotto la luce dei grandi produttori di Hollywood che nei festini privati hanno ricreato il loro concetto di paradiso terrestre.

Ma il Cinema come dona, toglie da sotto il naso e chi non riesce a stare al passo con i tempi rimane bruciato da un fuoco che arde ogni anno sempre di più. Babylon è il testimone autoriale e viscerale di Chazelle, una necessità di far parte di un mondo che gli appartiene, aggrapparsi ad una tetta, morderla con violenza, senza mai staccarsi, perché lui ne ha bisogno, noi ne abbiamo bisogno, e davanti a tutto ciò il dolore fisico trasmuta in una sequenza totalizzante di immagini astratte, patinate, calde.

Si capiscono le critiche piovute da ogni dove: il pubblico generalista difficilmente resta in sala più di tre ore (sempre che il film non sia un Avatar: La Via dell’Acqua) e la critica vecchia è rimasta scandalizzata da merda, piscio e sperma, tutto concentrato nei primi dieci minuti di film. E in tal caso allora, Anton Ego di Ratatouille aveva ragione, è compito dei critici difendere ed elogiare il nuovo dunque torneremo a bere dalla coppa di champagne di Damien Chazelle, di cui sicuramente, non saremo mai sazi.

Gabriele Barducci
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