Barbie, appunti sparsi per un film epocale

Barbie, appunti sparsi per un film epocale

July 28, 2023 0 By Simone Tarditi

Barbie: un film in cui tutto è il contrario di tutto e dove ogni cosa narrata è in contraddizione con se stessa e con le altre. Come sempre, è utile partire dal fondo. L’ultima scena del film diretto da Greta Gerwig mostra la protagonista andare da una ginecologa. È un evento chiave all’interno della sua esistenza perché fino a poco prima era chiaro (a lei e al pubblico) che non avesse un apparato genitale. Nel nebbioso misticismo dell’ultima sezione del film viene abbozzata, senza più di tante spiegazioni, l’idea della bambola che si fa donna e la conclusione ce lo spiega nella maniera più letterale possibile: quella della vagina è una conquista, uno step fondamentale per avere consapevolezza di sé. Dopo quasi due ore di lotta al patriarcato – la descrizione del genere maschile, esagerata ai fini dell’intrattenimento, è così piena di pregiudizi da fare simpatia – Barbie intende davvero chiudere le danze in questo modo, riducendo (o elevando, dipende dai punti di vista) la donna a mero pertugio? Per molti è evidente che non sia così, dato che il film è già stato eletto a manifesto dell’odierno femminismo. Una bella rilettura, un po’ spoglia di tutto, ma in linea con la vacuità del presente. Sempre che qualcuno voglia bersi questa verità.

Che poi, il fine ultimo di Barbie è ed è stato fin dall’inizio solo uno: rilanciare il brand e l’annesso immaginario. Non tanto il giocattolo, che è sempre meno in voga, quanto piuttosto il vestiario (per gli umani, non per le bambole). Un rapido tour nei punti vendita dei grandi marchi può far capire con immediatezza il nocciolo della questione: t-shirt, cappellini, felpe, tute sono praticamente sold out ovunque da settimane, ancor prima dell’uscita del film. È una corsa al voler essere parte di qualcosa di grande, gigantesco che è in corso, molto più di un revival. È una moda. Un trend che si sta rivelando trasversale e che supererà la stessa opera cinematografica di riferimento, la quale a sua volta sta registrando incassi impressionanti (500 milioni di dollari nel mondo dopo una settimana: il miliardo è dietro l’angolo). Proiezioni prese d’assalto sia al primo orario pomeridiano, sia all’ultimo della sera. Addirittura, alcuni cinema proiettano Barbie in più sale, scandendo uno spettacolo dall’altro con sola mezz’ora di differenza cosicché chi arriva all’ultimo deve aspettare pochissimo prima dell’inizio della replica. Gli esercenti gioiscono, non solo la Mattel. Tutti soddisfatti, quindi? Forse non è la domanda giusta da fare. Forse non ne va fatta nessuna. Basta infatti guardarsi attorno e osservare il fenomeno per quello che è: epocale, perché nella storia recente non sembra aver pari e perché, di riflesso, porta alla luce uno specchio del mondo.

Simone Tarditi
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