The Killer è un rituale perfetto

The Killer è un rituale perfetto

November 29, 2023 0 By Gabriele Barducci

Egregio, preciso, (quasi) perfetto, freddo e integrato nella routine: The Killer di David Fincher è un film che fa dei suoi primi 20 minuti circa il cuore centrale di una produzione estremamente solida e intelligente. Un killer metodico, che lavora con ritmi e conoscenza del suo corpo, dell’obiettivo, come delle regole fondamentali del mondo che lo circonda.

C’è il battito cardiaco che aiuta la stabilità dei nervi e dunque la mano ferma sull’arma da fuoco, la distanza, il tipo di proiettile, la presenza o meno di un vento atto a modificare queste statistiche di calibrazione e poi un obiettivo a portata di mira. Poi l’errore, qualcosa che non era contemplato nel piano preciso del killer e la stessa agenzia che gli da la caccia per eliminarlo giacché ora lui è l’anomalia, l’ingranaggio rotto che sta fermando questa macchina sociale su cui si costruiscono questi contratti di assegnazione di questo o l’altro bersaglio a killer spietati.

The Killer non è un Fincher minore. Magari averne uno al mese di film di questo calibro. The Killer invece trova una sua motivazione, una ricca base narrativa proprio nelle pieghe della storia, quasi una necessità intrinseca di rappresentare la società moderna, i suoi ritmi, anche la più semplice giornata di lavoro di ognuno di noi.

Eseguire delle azioni, quasi rituali, ogni giorno, arrivare all’estrema conoscenza del nostro lavoro, con segreti che non sono più segreti e trucchi da sfruttare nelle situazioni più fastidiose. Poi quasi arriva l’inaspettato bisogna agire, mettere la classica pezza.

Se il killer prima eliminava a distanza, ora non lo fa più: con tutte le successive vittime, avrà prima un dialogo, quasi capire cosa sia successo, rimettere assieme i pezzi, inconsciamente non fidarsi più delle proprie capacità (sbagliare il peso del cane, i tempi di eliminazione di un bersaglio, un altro che è ad un passo dall’accoltellarci). Tutto improvvisamente cambia e come tale siamo pedine in un modo automatizzato, dove ci sono le grandi catene di fast food o di servizi di acquisto e consegna di beni.

L’essere unici omette il problema e quando questo si palesa, arriviamo ad essere sempre troppo vicini alla massa. Forse l’età, forse una classica cilecca, meglio dunque riorganizzarsi e godersi la vita a bordo piscina, alla fine sempre che non abbiamo deciso di intraprendere uno stile di vita omicida, possiamo sbagliare e goderci di tutto e di più.

Gabriele Barducci
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