I fantasmi di Adagio

I fantasmi di Adagio

December 15, 2023 0 By Gabriele Barducci

In Adagio Roma brucia, in lontananza, un rogo che sembra non finire più. Di notte illumina la città preda di continui blackout, di giorno è coperto da una nube oscura, di quelle che oscura il sole e lascia cadere cenere dal cielo.

Un compito facile per dei carabinieri che cercano una seconda entrata lontano dalla legalità e un giro di destini che si intrecciano con le vite di tre uomini, ormai dei relitti umani, gli ultimi tre ex membri della Banda della Magliana, Cammello, Daytona e Polniuman. I loro corpi stanchi vengono trascinati in lungo e in largo in una città che ormai è preda della fiamme, una visione quasi apocalittica, che non lascia presagire un futuro roseo. Forse verrà avvolta totalmente dalle fiamme per la seconda volta e nella paura i cittadini fuggono.

Stefano Sollima chiude questo cerchio della Roma criminale iniziato con Romanzo Criminale – La Serie, proseguito con Suburra e chiuso ora con Adagio. Come suggerisce il titolo, questa volta alla periferia, le pistole e i proiettili si sostituiscono tre personaggi vicini alla fine delle loro vite. Gli eventi che innescano questa caccia ad un ragazzo, braccato dalla squadra di Carabinieri e tenuto nascosto da questi tre vecchi criminali mette in risalto una narrativa tendente più alla prosa, ad un ritmo più compassato, mandato avanti quasi per inerzia, lento, appunto adagio, verso la fine di questa storia.

Adagio è un film che rielabora il classico stilema degli errori dei padri che ricadono sui figli e lo fa con uno stile che si legge negli occhi stanchi di ognuno dei suoi protagonisti. I loro corpi stanchi si trascinano mettendo in evidenza una carne malata, un tempo di gloria come non che ha segnato irrimediabilmente i loro corpi. Questa volta a Sollima interessa di più raccontare i personaggi e le loro motivazioni al netto dell’inevitabile fine delle loro vite come della stessa città, evento catastrofico in lontananza, mai contestualizzato, più utile come cornice che come evento chiave della storia.

Non privo di difetti e proprio per l’approccio più compassato è sicuramente il film più “maturo” che si regge in piedi sul corpo degli attori, divi in altre produzioni, qui invece ridotti a carne marcia, malata, deformata. Anche la stessa parabola dei giovani che vedono i propri valori rispecchiarsi e confrontarsi con quelli di questi “vecchi adulti” risulta a più parti abbozzata, messa lì a chiusura di tutto il racconto che sembra abbracciare una morale dedita alla speranza insita in questi ragazzi, ma tant’è Roma brucia e il consiglio maggiore è quello di lasciare la città.

L’eredità di una Roma Criminale è come una piovra che poggia i suoi tentali ovunque, anche se radicati nel passato, uscirne è difficile, le fiamme annientano ogni idea di rivalsa o riscatto. La Banda muore con Roma e la stessa città deve essere annientata per via dell’impossibilità di redenzione, come la pioggia incessante di Suburra o le fiamme di Adagio.

Gabriele Barducci
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