L’uomo senza ombra è un topo da laboratorio con delirio di onnipotenza

L’uomo senza ombra è un topo da laboratorio con delirio di onnipotenza

March 22, 2024 0 By Simone Tarditi

Quando nel 2000 L’uomo senza ombra uscì sugli schermi di tutto il mondo, fu un tripudio di elogi per la qualità raggiunta dalla computer grafica che ancora oggi, a quasi un quarto di secolo di distanza, dimostra di resistere bene al tempo (purtroppo non si può dire lo stesso della sceneggiatura, mediocre già all’epoca). L’artigianalità dei tecnici al servizio della visione di Paul Verhoeven e dei produttori è qualcosa che nel panorama odierno hollywoodiano si è andata a perdere fino a farsi sempre più rara. Ed è un paradosso, spiegabile solo in un’ottica di risparmio economico da parte delle major, dal momento che la tecnologia è migliorata sotto ogni profilo, e così le sue possibilità di applicazione. Eppure, è un po’ la grande lezione che si può trarre da film come L’uomo senza ombra: senza cuore e senza buone idee, il progresso scientifico può diventare nelle mani del creatore un giocattolo vacuo, persino potenzialmente pericoloso.

Uno dei temi cardine di L’uomo senza ombra è quello della morale. L’interrogativo, indirettamente posto allo spettatore, è il seguente: credersi Dio è eticamente corretto? Lo è più o lo è meno del fare esperimenti sugli animali, in primis, e poi sugli umani? Se da un lato la condanna all’operato del Dr. Caine (Kevin Bacon) è chiara, è anche vero quanto il film sottolinei un atteggiamento che, come il protagonista, gli uomini di potere hanno sempre adottato nel corso della Storia: andare avanti comunque con la propria missione, senza curarsi troppo delle conseguenze. Questo modus operandi cosa comporta? Che il prezzo delle proprie azioni lo si paga sempre, ma lo si paga poi, spesso a distanza di decenni quando a occuparsene sarà la generazione dopo. L’uomo senza ombra, in questo, è fin troppo benevolo: il delirio di onnipotenza di Caine rimane circoscritto alle poche malefatte (devastazioni, omicidi, violenze carnali, …) che egli riesce a compiere, ma se si prende il film come metafora dell’uso criminoso che si può fare della scienza, allora il messaggio è sempre valido. A tratti, Caine assomiglia a un Elon Musk ante litteram: speriamo in bene per il futuro, quindi.

Rimanendo per un attimo alla filmografia di Verhoeven, vale la pena notare quanto L’uomo senza ombra sia, per certi versi, un contraltare di Robocop: entrambe le pellicole hanno come centro gravitazionale dei protagonisti a loro modo ingombranti, ma l’uno è vittima succube di un sistema, mentre l’altro è un leader diventato un depravato sessuale e un carnefice. Quel che unisce i due personaggi è il progresso scientifico, che in entrambi i casi diventa però sinonimo di abiezione, sia essa subita o ricercata. Per concludere, l’aver scelto come titolo originale Hollow Man restituisce un’idea precisa di chi sia Caine, ossia un individuo “vuoto”, “vacuo”. Fosse stato The Invisible Man non sarebbe stato altrettanto efficace. Spezzando una lancia nei riguardi della traduzione italiana, L’uomo senza ombra non snatura la fonte, tuttavia, benché efficace da un punto di vista di marketing, non descrive perfettamente la personalità di Caine che, sì, non lascerà ombre a terra, ma dentro la sua anima ha così tanto buio e oscurità da soffocare ogni spiraglio di luce.  

Simone Tarditi
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