Jesse James & Chopper: tra mistificazione, emulazione e spettacolarizzazione della morte

Jesse James & Chopper: tra mistificazione, emulazione e spettacolarizzazione della morte

May 31, 2024 0 By Simone Tarditi

Con la parziale eccezione di Killing Them Softly, ognuno dei quattro film diretti da Andrew Dominik ha a che fare con il tema della fama: Blonde è l’acme di un discorso portato avanti con L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford e, ancor prima, inaugurato con Chopper. Leggenda e celebrità sono due caratteristiche intrecciate insieme: il mito di un individuo si erige nel tempo attraverso il modellamento di verità e finzione, fino a quando va a formarsi un monumento che vive di vita propria. Gli omonimi protagonisti degli ultimi due film citati poc’anzi sono artefici consapevoli del proprio mito e cavalcano le esagerazioni della stampa, a cui forniscono spunti per costruire favole che non importa siano cronache di fatti realmente avvenuti. Vale per entrambi il principio fondamentale dell’epica, espresso in L’uomo che uccise Liberty Valance: mai impedire alla verità di essere d’intralcio a un buon racconto. Ergo: la mistificazione tramandata nel tempo, se ha presa sul pubblico, ha una forza maggiore rispetto al suo contrario, dal momento che spesso ciò che è vero non è ciò che importi o interessi alla gente.

C’è poi anche il meccanismo dell’emulazione, desiderata o realizzata, che è una conseguenza diretta della fama. È il caso del detenuto che si trova nel carcere di Chopper e che si fa lo stesso tatuaggio nello stesso punto: la scritta King Kong ad altezza ombelico. Ed è un po’ quel che accade nel biopic su Jesse James quando questi dice a Robert Ford di non aver ancora capito se il giovane voglia essere come lui o se voglia essere lui. Il bandito in questione si è monumentalizzato nel tempo, da solo, e si è imposto come l’antieroe per cui tifano gli strati più bassi della società («All of America thinks highly of me», dichiara), mentre il ragazzo turbato e vessato passerà alla storia – senza gloria se non l’infamia – solo per aver ucciso il suo beniamino. Tragico epilogo e tragica parabola a parte, Ford è la prova del rischio che si corre a voler conoscere i propri idoli e a fare di tutto per stringerci amicizia. Visti da vicino, gli eroi sono sempre una delusione, grande o piccola che sia. Molto meglio il rifugio dell’illusione: nella fantasia chiunque può essere perfetto, dal vivo un po’ meno.

Tornando a Chopper, l’emulazione passa anche per l’omaggio e il reenactment: si pensi a quando i fan del criminale vanno a farsi fotografare nell’esatta location in cui egli ha ucciso uno scalzacane come lui. Avviene quindi una spettacolarizzazione della morte nonché una sua celebrazione, e stessa cosa dicasi per la violenza. Se lo scopo di Dominik non è quello di sostenere le motivazioni di Chopper (che non ci sono), allora è quello di far riflettere sul fatto che il mondo è pieno di potenziali assassini che non mettono in pratica l’arte di uccidere, ma la filtrano attraverso le gesta sanguinose altrui? Nel caso di Chopper si va anche oltre, poiché egli è un bugiardo seriale che prova a discolparsi fino a quando non finisce dietro le sbarre e che si vanta delle proprie azioni solo quando non ha vie di fuga, attirando a sé l’attenzione mediatica di cui ha disperato bisogno.

La spettacolarizzazione della morte per mezzo del dispositivo fotografico si verifica diversamente in L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford: il fuorilegge viene immortalato dall’obiettivo solo quando già cadavere, come un trofeo di caccia. L’immagine viene stampata in innumerevoli copie da vendere sul mercato, diventando oggetto di culto (ulteriore). A quel punto, Jesse James non è più solo materia per articoli giornali, libri, fumetti, ma icona a tutti gli effetti.

Simone Tarditi