twisters la recensione

Twisters, niente sesso in Oklahoma

Twisters è la versione pompata di Twister e su questa facile considerazione, immagino non ci sia mai stato molto da discutere o mettere in dubbio. In tal senso, sarebbe stato più interessante provare ad analizzare questo misterioso trend tutto hollywoodiano di andare a regalare una cornice di legacy a tanti franchise che poteva anche rimanere lì.

Ghostbusters, Twister, lo stesso Star Wars, TRON, insomma l’eredità di una famosa e vecchia saga cinematografica vive dentro e fuori lo schermo, dove a improbabili sequel che arrivano al cinema si seguono cliché narrativi dove ci ritroviamo ad assistere alle gesta di figli, nipoti, pronipoti e parentele vicine.

In Twisters non ci sono eredi di sangue, ma solo un’eredità di “fama”. Già Twister è sempre stato un cult che viveva del suo spettro e che difficilmente è arrivato alla prima decade del 2000. Ripescarlo oggi, con questa struttura narrativa, è servito solo a traghettare un’attenzione ben nota su un prodotto che – in linea con i tempi – è un po’ remake, un po’ sequel etereo.

Siamo in Oklahoma, luogo dove nessuno si meraviglia se una classificazione rossa di tornado passa e ti devasta la casa, con una lei – ricercatrice meteo che studia come “spegnere” le trombe d’aria – e lui – youtuber che “cavalca” i tornado per fare big views e big likes. Il resto è la classica struttura fatta di stilemi dove alla vita da città – frenetica, fredda, fatta di tailleur e tacco 12 – si contrappone la tranquillità vasta di una zona di America che rende giustizia al respiro dello sguardo.

In tal senso Twisters è un Twister all’acqua di rose, dove nessuno ci lascia le penne (esclusi i primi 20 minuti di film) e dove lo scheletro identitario dei due protagonisti va contro ogni classica regola che conosciamo: la passione che sboccia tra i due giovani (Glen Powell ormai lanciatissimo) è paragonabile all’adrenalina di andare contro tornado di potenza distruttrice pari ad un’apocalisse.

Ma niente sesso, niente baci o tanto meno toccatine; tutto è un fugace sguardo, dove alcuni hanno davvero scritto la storia del Cinema, qui tutto si compone di un’eccitazione silenziosa tra il maschio idiota ma dal cuore d’oro e la ragazza che vive il trauma  e non riesce a lasciarsi andare.

Corpi che vibrano quelli dei due giovani al pari della potenza delle trombe d’aria che si trasformano, sono sempre più grandi, provocano incendi per inglobare il fuoco nell’occhio del ciclone e portare anche l’aspetto elementale. Una cosa tipo Super Saiyan, piacevole da vedere, blockbuster estivo dove non si distrugge neanche troppo.

Gabriele Barducci