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Gli uomini preferiscono le bionde: appunti sparsi sull’affaire Andrew Dominik

Durante la campagna stampa di Blonde, in mezzo al massacro ai danni di Andrew Dominik finì anche una sua dichiarazione in merito a Gli uomini preferiscono le bionde, pellicola del 1953 diretta da Howard Hawks che costituisce una delle punte di diamante della carriera di Marilyn Monroe. «È un film su troie ben vestite», disse Dominik a Christina Newland di Sight and Sound. Un giudizio lapidario – inizialmente tagliato dall’intervista apparsa sulla rivista – che il 27 settembre 2022 Newland pubblicò sul suo profilo Twitter / X, provocando un ulteriore incremento d’odio da parte dei fan di Monroe nei confronti di Dominik, la cui crocifissione procedeva già da settimane, ossia da quando Blonde era approdato alla Mostra del Cinema di Venezia. A monte della questione viene comunque da chiedersi se sia stato peggio il commento di Dominik o l’etica professionale della giornalista che, per proprio tornaconto, ha diffuso la trascrizione dell’intervista (ma non l’audio).

Venendo a Gli uomini preferiscono le bionde, Dominik sarà stato anche tranchant, ma le sue parole sono fuori dal mondo? Beh, non totalmente, anche se si tratta pur sempre di un’esagerazione. Che siano “ben vestite” non c’è dubbio, mentre sul resto c’è da discuterne. Prendiamo e disgiungiamo le due protagoniste: Dorothy Shaw (Jane Russell) è una sognatrice, mette l’amore sopra ogni altra cosa e non è una donna che accetterebbe di mettersi con uno qualsiasi solo perché ricco sfondato. Faccenda diversa quella di Lorelei Lee (Marilyn Monroe), una finta svampita che per tutto il film non fa che inseguire la ricchezza in ogni esemplare di maschio. Dorothy e Lorelei sono delle showgirl e hanno costantemente a che fare con uomini attratti dal loro aspetto. Il ventaglio delle proposte è ampio per entrambe, ma se la prima non calcola per nulla le finanze di uno spasimante, la seconda ne fa un’ossessione. Nel film tuttavia nessuna delle due passa da un letto all’altro durante la ricerca di un amore vero o di un gruzzolo per la vita.

Pertanto, come motivare le parole di Andrew Dominik? Egli ha compiuto la semplice analogia showgirl = troia? Se è così, si tratta di un errore di valutazione perché Lorelei e Dorothy sono, sì, donne di spettacolo, ma puttane no. Non viene mai detto o lasciato intendere. A ben vedere, il giudizio di Dominik sembra riguardare la sola Lorelei che però, più che altro, è una che si potrebbe definire gold digger, una cercatrice d’oro. L’attività di arrampicatrice sociale viene da lei svolta alla luce del sole e senza usare il proprio corpo come merce di scambio. Già promessa sposa a un ricco ereditiere, Lorelei valuta comunque tutti i danarosi uomini che incontra mettendo sulla bilancia il loro ipotetico patrimonio. Pecunia est libido, o viceversa. Il suo è un passatempo, un divertimento fine a se stesso, uno sforzo che si rivela senza scopo perché nell’epilogo finirà per unirsi in matrimonio con il ricco babbeo con cui la vediamo insieme già a inizio film. Come per Dorothy, trionfa l’amore quindi anche per lei. Un amore con un conto in banca sicuramente più corposo.