Quello successo attorno a Joker: Folie à Deux non è una novità all’interno dell’industria cinematografica hollywoodiana. Oggi, a settimane di distanza, a tenere banco sono le briciole che il film si sta trascinando fuori dagli schermi, tra report dietro la produzione, attori ipoteticamente scontenti (Joaquin Phoenix) e di altri che sono saliti sul carrozzone per cercare successo (Lady Gaga).
Il film non ha destato il successo sperato. In parte il risultato è molto comprensibile. Dopo il passaggio a Venezia, si sono rincorse a più riprese le voci di un film estremamente diverso dal precedente, con un’impostazione estetica come narrativa decisamente rivoluzionata, quasi tradendo i punti forti che ha reso Joker uno dei successi di critica e pubblico del 2019.
In tal senso, il cambio di rotta nelle intenzioni è quasi un’azione necessaria. Un prodotto come Joker non poteva partorire un sequel fedele negli stilemi come nel tono. Non puoi, a meno che non vuoi portare in sala un prodotto come Il Risveglio della Forza. Dunque prendi Lady Gaga, metti una co-protagonista e lo trasformi in un mezzo musical (mezzo giacché, alla fine della fiera, le parti musicate non giustificano mai l’attribuzione al genere) andando a chiudere, con un film estremamente più piccolo nella portata, meno esplosivo e più intimo, il quadro personale di Arthur Fleck.
Arthur Fleck e non Joker. La scissione tra queste due entità diventa il perno centrale dell’opera, andando a recuperare un elemento disseminato da Christopher Nolan con la sua trilogia di Batman: il Crociato di Gotham è una maschera, un simbolo, può esistere anche al di fuori d Bruce Wayne se anche altri ne raccoglieranno l’eredità morale.
Joker può essere anche Arthur Fleck, ma possono esserlo anche tutti i suoi sostenitori fuori dal tribunale, in giro nel mondo (un concetto simile si può ritrovare in The Following di Kevin Williamson), motivo per cui la Harley Quinn di Lady Gaga di innamora di Joker, non di Arthur.
Figura evanescente quella di Harley Quinn, tanto reale, quanto potenzialmente immaginaria, metro di giudizio per lo stesso Arthur per rendere la trasformazione in Joker effettiva (il rapporto consumato tra di loro avverrà solo dopo che lei avrà dipinto la faccia di lui).
Poi arriva la delusione: Arthur rinnega Joker, chiede aiuto, e tutti si sentono traditi dal loro idolo, odiandolo, decidendo di percorrere la loro strada indossando la loro maschera da Joker, vendicandosi anche sull’oggetto di tradimento, esattamente come Arthur fece con il Murray di De Niro. Un ciclo che si ripete, una delusione che supera lo schermo per parlare anche a noi, scontenti del fatto che non abbiamo avuto il film che volevamo, pronti ad uccidere lo stesso prodotto con critiche e bassi incassi al box-office.
Sembra tutto così terribilmente profetico che fa davvero paura, e in tutto questo Joker: Folie à Deux resta un film ancora criptico, incapace di spiccare il volo, chiuso nella gabbia delle aspettative altrui.
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