La strada che ha portato all’uscita de Il Gladiatore 2 è stata decisamente particolare: progetto in stand-by per circa quindici anni e poi, nella carrellata di produzioni che Ridley Scott ha messo in fila negli ultimi anni, con una sceneggiatura adeguata, anche questo progetto ha visto luce verde.
Nella sua forma finale da film estremamente difettoso e forzato a più riprese, c’è una sintomatica voglia di fare cinema da parte del regista inglese che a tratti è quasi commovente, al netto della natura del progetto. In questa particolare visione, Il Gladiatore 2 è un progetto che segue fedelmente la “nuova” linea produttiva di Scott, la stessa che si ritrova nelle sue ultime produzioni.
Un discorso non dissimile dallo Shyamalan post The Visit: più veloce, in grazia di montaggio e a favore della storia, lasciando le immagini, il colore e la costruzione delle stesse ad altri tempi. Un cinema a tratti più pop, che utilizza lo stesso strumento cinematografico proprio per ragionare sul tempo e relativa fruizione dei blockbuster di oggi.
Il Gladiatore 2 dunque assimila un discorso molto più vicino ad un Ghostbusters Legacy: la legacy, l’eredità di un film si costruisce – e mostra – nelle azioni degli eredi di tale storia. Che siano figli, nipoti, lontani parenti o simili. La nuova moda di Hollywood è questa, dunque perché reinventare una ruota partorita male sin dal principio dagli studios?
In questa formula così bislacca, Il Gladiatore 2 ci ricorda quanto la politica sia centrale per alcuni autori, come registi, come parte eterna della storia – e l’Impero Romano non è fuori da essa – rappresentata perfettamente dal Macrino di Denzel Washington. Ancor meglio il Marco Acacio di Pedro Pascal che ci ricorda della forza romantica dell’onore in special modo in un contesto storico. Purtroppo ad essere annientato è il Lucio di Paul Mescal, buon personaggio, ancor più affogato da una storia estremamente forzata, che farà sicuramente discutere almeno per quanto concerne la sua discendenza.
Ma Ridley Scott non si tira indietro. Realizza un film maledetto, chiudendo il cerchio su un grande sogno partorito da Marco Aurelio, con le stesse materie prime con cui si costruiscono oggi i blockbuster. Voluto o no, Il Gladiatore 2 non si risparmia una velata “critica” riguardo i mezzi di creazione dei sogni di oggi.
Computer grafica, emozioni assenti, situazioni al limite del credibile e cerchi narrativi che non restituiscono gloria a quello appena visto. Tutto si salva, spesso, grazie all’esperienza di un grande regista, di qualcuno del campo, capace di amalgamare gli elementi, gettare tutto nel calderone e riuscire nell’impresa di realizzare, tutto sommato, un film estremamente godibile, magari costruito per compartimenti stagni, ma segnato da una grande forza trainante.
Insomma, dove nessuno si sarebbe aspettato nulla, Ridley Scott cambia tutto per realizzare l’unico sequel possibile, senza svaccare, o quasi.
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