Di Bong Joon-ho non si butta via nulla, anche dai suoi film meno riusciti, almeno nella misura in cui il contenuto e il messaggio intrinsechi, veicolati dal film, arrivano allo spettatore in forma ridotta, non coesa, quasi confusionaria. Se state pensando a Okja, fate benissimo, infatti la miglior breve descrizione che si può operare attorno a Mickey 17 è proprio quella di un prodotto molto simile per temi e realizzazione a Okja, pur con una consapevolezza in più.
Ancora una volta è il background narrativo a fare da padrone, dove poi la storia che si dipana è spesso una naturale conseguenza. Ad un certo punto, nel futuro, oltre che ai viaggi spaziali, è stato scoperto un modo per clonare le persone. Attenzione a chiamarli cloni, dato che non lo sono a tutti gli effetti. Ogni copia sarà identica all’originale, tanto nei difetti fisici, nella salute e nella memoria. Diventare un sacrificabile per una missione di colonizzazione umana in altri pianeti, vuol dire diventare una cavia del sistema che ha bisogno del roditore umano su cui fare esperimenti per progredire nella conoscenza.
Di questo poco importa a Mickey, lui ha deciso di lasciare la Terra perché ha un grosso debito che non riesce a ripagare e invece di rimetterci la pelle, decide di partire alla volta di lontani pianeti, diventando un sacrificabile.
Ora, capiamo i contesti e i messaggi. Muoversi in una zona del lontano futuro, regala margini di azione abbastanza generosi. Ovviamente attorno alla scoperta del secolo serve anche un contesto di peso per cui accettare alcuni limiti. Clonare sì, ma mai duplicare, dunque si procede alla copia solo se il Mickey precedente è davvero deceduto, altrimenti si creerebbero dei Multipli, ed è magnifico il racconto che viene fatto dell’uso dei Multipli da parte di scienziati schizzati che diventano serial killer. Una parentesi di scarsi tre minuti, che dimostra una grande forza di idee nell’applicare questo strumento in situazioni assurde.
Ma torniamo alla navicella spaziale. C’è un pianeta in rovina, un politicante xenofobo che ricorda troppo un po’ Trump, un po’ Elon Musk che chiede fiducia per un viaggio interstellare alla volta di un pianeta da conquistare e una cavia a bordo. Le premesse sono delle migliori e mentre la numerazioni di Mickey aumenta in seguito alle morti e alle sperimentazioni, il contesto viene lentamente a galla: chi ha una responsabilità verso il destino o la stessa persona di Mickey? Un po’ come successo con Jurassic World – Fallen Kingdom, dove alla creazione dei dinosauri, per mano degli esseri umani, poi ci si chiede in modo schietto chi debba occuparsi di questi animali, se lasciarli alla loro natura/isola, oppure prendersene cura dato che è stato l’uomo a crearli. Hanno diritto di vita? (Che film magnifico Jurassic World – Fallen Kingdom, il migliore del rinnovato franchise).
Mickey diventa dunque il piccolo maialino Okja, mentre la bambina che se ne prende cura e lo rivuole a tutti i costi (solo lui, gli altri possono andare al macello come da programma, chiosa al film magnifica) e la forte Nasha, donna forte, autorevole, che non si lascia scappare l’occasione di fare un threesome con Mickey 17 e Mickey 18 perché “quando mi ricapita una situazione del genere?”, ma al netto di tutto, lei protegge Mickey da un sistema che lo sta annientando, gli vuole bene, si prende una responsabilità che nessuno sembra percepire, utilizzando un uomo, l’ultima ruota del carro, come una cavia da laboratorio.
Nei denti troppo bianchi del politicante di Mark Ruffalo, sempre impettito e con un mento sporgente, c’è tutto il teatrino dei peggiori politici che possiamo avere oggi sulla faccia della Terra. Gli stessi che piacciono per carisma e idee spicciole, spesso portate avanti dalle compagne di questi, che vogliono nuove ricette per ottenere una salsa migliore. D’altronde, una salsa la metti ovunque, dunque mai privarsi di un oggetto così potente.
La storia, le allegorie e metafore si dipanano su questi elementi lungo tutto il film. Se davvero c’è qualcosa che si può criticare a questa struttura è che, esattamente come Okja, spesso cade nel riciclo senza brillare. L’esagerazione con gli eventi senza troppo supporto o tesi a supportarli, personaggi che dovrebbero rappresentare debolezze umane che mal si completano con il contesto attorno, o semplicemente difficoltà a giustificare alcune scene, azioni o situazioni.
Si va oltre il classico discorso di uomini che colonizzano pianeti con la forza contro le creature che lo abitavano fino a quel momento, cercando di bare una botta al discorso di quieto vivere. Mickey 17 nella sua follia, è portato avanti da una visione ignorante proprio dal politicante di Mark Ruffalo, che prende da questo stereotipo il peggio, rappresentandolo con un carisma finto, attributi fisici finti, una passione verso il sesso pubblica e annientata nel privato. In tutto questo Mickey subisce attivamente gli eventi del film, tutto capita attorno a lui e il suo essere poco sveglio lo tiene lontano dalla catastrofe. Non si dica questo di Mickey 18, più sensuale, cattivo e intraprendente, ma 18 è il primo parto di quel pianeta, nato e forgiato nell’inutile guerra contro il nemico alieno.
Non si butta via nulla di Mickey 17 come di Bong Joon-ho, ma se siete rimasti un pochino freddi e impassibili con Okja, aspettatevi uno stesso trattamento con Mickey 17, film lontano dal disastro che in molti hanno descritto, ma difficilmente sarà il Bong della vostra Top 3,o 4 o 5.
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