Che attore incredibile Paul Giamatti. Si è sempre prestato bene davanti la camera da presa, ma con il recente The Holdovers aveva portato avanti un’interpretazione ricca e sfaccettata, ma se la cava bene anche con un minutaggio contenuto e da solo.
Eulogy, episodio dell’ultimo ciclo di storie firmate Black Mirror, sono poco meno di 45 minuti dell’attore che, salvo pochissime sequenze, si ritrova ad essere un uomo di mezz’età, pieno di rimpianti e odio circa la sua prima relazione seria da giovane. Ma ora, dopo trent’anni, quella donna è morta e bisogna recuperare i ricordi collettivi di chi l’ha conosciuta. Il Phillip di Giamatti è inizialmente restio, quella storia e relativa rottura lo a portato a 15 anni di crisi e alcolismo, ma grazie a Eulogy, tecnologia che aiuta immergersi nei ricordi anche tramite input esterni come una foto o una canzone, potrebbe aiutarlo.
Black Mirror non ha sempre e solo parlato di tecnologia, ma anche di futuri possibili, distopici, dell’uso consapevole o meno di sfumature del progresso che potrebbero coinvolgere l’intimo come il quotidiano dell’essere umano. Il dispositivo Eulogy è marginale, al pari di una torcia che funziona a tratti, mentre attraversiamo una cantina buia piena di ricordi: qualcosa la intravediamo, molto rimane nascosto nella nebbia del tempo, ma con un po’ di sforzo possiamo ricordare.
Ecco dunque un tema qui molto caro: l’importanza dell’immagine. Foto, canzoni, parole scritte su un pezzo di carta hanno una memoria potentissima e solo i soggetti legati a quegli oggetti hanno il “potere” di restituire loro tale memoria. Anche se la foto è stata ritagliata o brutalmente mutilata per cancellare un vecchio ricordo. Phillip ricorda tutto del loro periodo assieme, ma non ricorda il viso della ragazza, tagliato da ogni foto.
Una terapia d’urto giovanile per stare bene, addossare tutte le colpe a lei di un rapporto che non ha avuto vittime e carnefici, come vorrebbe ben ricordare Phillip, per ricordarci che alla fine la nostra stessa memoria può giocarci brutte scherzi con una percezione falsa, ponendola sull’altare della verità. Quanto di più sbagliato nel viso ritratto ed emozionato di Paul Giamatti.
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