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Appunti sparsi su F1 – Il film

Quando F1 – Il film era solo un progetto in lavorazione intitolato Apex già ci si chiedeva come avrebbero fatto i realizzatori a tenere insieme la necessità di una trama, per quanto esile, con l’urgenza (maggiore) di puntare tutto sullo spettacolo automobilistico, cioè su un intrattenimento non lontano da quello che un emittente sportivo può proporre durante il campionato di Formula 1. Era una questione che si domandavano i cinefili, convinti che, data la presenza del medesimo regista, si sarebbero trovati di fronte a un Top Gun: Maverick su quattro ruote e non allo speciale domenicale di ESPN. E il problema qui si risolve: se il film con Tom Cruise non trascurava la scrittura per paura di dovere limitare le sequenze puramente di azione, questo con Brad Pitt – senza la cui partecipazione con ogni probabilità non ne staremmo neanche parlando – si rifugia nel comodo canovaccio dell’eroe proveniente dal passato per dare il suo contributo a una nuova (micro)società. E non va oltre a uno schema noto a tutti, rodato come le gomme su una pista di cui si conoscono tutte le curve.

F1 – Il film è il blockbuster giusto per quest’epoca: tamarro, muscolare, conservatore. Tutti pregi, sia chiaro. E nel fracasso che produce, nel ritmo velocissimo a cui costringe lo spettatore, è anche un film che si regge su un personaggio maschile che deve mediare tra il non essere più performante come un tempo e un mestiere fatto di macchine e rendering virtuali dove ogni esperienza è solo un dato, una fredda informazione da comparare ad altre su una griglia che premia solo il progresso, l’assenza di errore. Sonny Hayes (Brad Pitt) cerca di imparare le regole di un mondo che gli è estraneo – e continua a rimanergli tale anche dopo aver accettato l’ingaggio – senza mai adattarsi a esso, cioè senza mai diventare asservito a un sistema di valori che, alla fine della fiera, non condivide. Sonny è un cavallo selvaggio, bianco, di razza, indomabile, interessato più a provare fino in fondo un’esperienza che a trasformarsi in un testimonial. Un personaggio che rappresenta un cortocircuito con il presente: potrebbe diventare ricco, ma non gliene frega nulla. Il denaro, l’unica lingua che tutti gli individui parlano, è qualcosa che egli preferisce sperperare e che di fatto non gli piace neanche perché è un giogo che lo tiene legato in un luogo, gli impone delle responsabilità nei confronti delle persone con cui lavora, riducendo la sua libertà. L’aspetto più rimarchevole di F1 – Il film è che i concetti di destino e sfida diventano per Sonny il motivo per una lotta con se stesso più che con altri. Infatti, pur riuscendo nell’impresa di essere almeno una volta il numero uno in una gara, la vittoria non si configura – almeno non in toto – come un traguardo, ma come la liberazione da un’ossessione, come una rivalsa nei confronti di una vicenda, umana e professionale, su cui finalmente può mettere un punto prima di voltare pagina e scrivere un altro capitolo della sua vita.