Paul Thomas Anderson (PTA per gli amici) ha dimostrato ancora una volta di poter essere quel tipo di regista che va da Warner Bros ed esige fondi e finanziamenti per fare il cazzo che gli pare. Magari il risultato è un film incredibile, un prodotto che si può annoverare tra i suoi migliori, che va contro quella politica del MAGA in modo aperto e sfacciato. Sporcarci l’uccello in una vagina nera è un reato quasi da condannare a morte, ma gli impulsi sono difficili da tenere a bada.
Ecco come gira il suo nuovissimo – e bellissimo – Una battaglia dopo l’altra, un ritratto e una posizione anche abbastanza spocchiosa da chi mette una visione al centro di tutto dicendo che quella è la strada, combattere il sistema appunto una battaglia dopo l’altra, non fermarsi mai e mantenere alti gli ideali perché sono proprio questi che riusciranno – prima o poi – a vincere sul fascismo totalitario che sembra aver avvolto gli Stati Uniti negli ultimi decenni.
Leonardo DiCaprio vive nel poster, ma è quasi difficile elogiarlo o identificarlo come protagonista principale. Lui segue l’amore della bellissima Perfidia Beverly Hills, ragazza di colore piena di rabbia, palle e spirito rivoluzionario, quella fiamma che spesso divampa in piena adolescenza andandosi poi ad attenuare nel tempo. La sua passione brucia e il Bob di DiCaprio ne esce bruciato. La ama, fanno sesso dopo le rapite o le azioni vandaliche per distruggere il sistema e le oppressioni, liberano i campi di prigionia al confine con il Messico e minacciano i militari locali presi dal fermare l’immigrazione.
Poi la maternità rifiutata e la necessità di combattere. Perfidia sparisce, Bob si accascia sul divano a fumare erba e nascondersi e la piccola Willa cresce. Ma il passato torna e Bob non ricorda i codici per chiedere supporto degli ex compagni di battaglia quando un vecchio militare gli da la caccia, forse per uccidere padre e figlia.
È un film che ha il sapore del cult appena usciti dalla sala, di quello che in quasi tre ore di pellicola sprigiona un certo livello di Cinema che ricerchiamo e troviamo sempre meno. La scelta degli attori, la stessa scrittura dei personaggi come della trama che si può decodificare in molteplici piani di lettura, dalla sottile critica alle generazioni che ci hanno preceduto che hanno preferito il posto fisso alla battaglia in strada, come anche alla necessità dei genitori di oggi nell’indicare a chi erediterà questo pianeta la strada da percorrere per essere persone migliori e sostenere passioni e ideali, anche se fossero quelli di scendere in strada e ribellarsi a chi ci opprime.
Il resto del pacchetto cinematografico è un film di straordinaria bellezza, che fa della costruzione delle scene, di piccoli dettagli, come di alcuni momenti di puro e Vero Cinema, in particolare una sequenza di assalto-fuga che vede protagonisti Leonardo DiCaprio e Benicio Del Toro, con una sequenza di circa venti o trenta minuti, tenuta in piedi nelle immagini da una perizia tecnica pazzesca e da un sonoro costruito da circa tre note ripetute di pianoforte da Jonny Greenwood. Un risultato che mai si è visto nel Cinema e Paul Thomas Anderson lo ha donato a tutti noi. Niente di più per essere grati di questo spettacolo.
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