Venerdì 15 maggio 2026. Ore 16. Cielo scuro sul Salone del Libro. Ha smesso di piovere da poco. Un muro d’acqua improvviso, ma non imprevisto, ha reso il percorso dalla stazione Lingotto della metro all’ingresso della fiera una via crucis. All’interno, ombrelli e K-way sgocciolanti rischiano di bagnare i preziosi libri adagiati sugli stand che attendono di essere consultati (e comprati) dai visitatori. È in programma in Sala Avorio la presentazione di Lady Cinema va in Corea. Guida femminista al k-cinema (Le plurali editrice), scritto dalla giornalista e critica fiorentina Caterina Liverani, una delle maggiori esperte in Italia di cinema sudcoreano e orientale. A parlare con lei ci sono Maria Sheila Miani, content creator e collaboratrice di Chiara Ferragni, e Heesun Moon, docente presso l’Università per Stranieri di Siena nonché autrice della prefazione del volume di Liverani.
È un incontro illuminante, tanto da far dimenticare il maltempo fuori dalle vetrate e le temperature tra l’autunnale e il pre-invernale. Liverani arriva con il libro giusto nel momento giusto: negli ultimi sei anni, in tutto il mondo abbiamo assistito a un’esplosione del fenomeno “cinema sudcoreano”, che, con i dovuti limiti, fino al periodo pre-pandemico era materia per l’elitario pubblico dei cinefili più raffinati. Il successo di Parasite e Squid Game ha fissato un nuovo parametro con cui il cinema internazionale e la serialità hanno dovuto fare i conti. Il resto è venuto da sé. Quindi, un libro come Lady Cinema va in Corea segna un (nuovo) punto di inizio per quanto riguarda la saggistica. E Liverani fa il punto della situazione, lasciando aperte le porte a un’inevitabile futura trattazione dei temi perché la materia pare inesauribile. Allargando l’orizzonte, da una prospettiva critico-saggistica il cinema sudcoreano è a una svolta: da oggetto del desiderio per pochi a gloriosa forma di intrattenimento per le masse, il k-cinema si trova in un momento di grandissima esposizione mediatica ed è rincuorante che esista un saggio come questo per familiarizzare con un apparato culturale complessissimo.
Programmatrice e pilastro del Florence Korea Film Fest di Firenze, Caterina Liverani esordisce con un saggio – il primo interamente suo dopo alcune esperienze in volumi collettanei come Corea Shock, edito da Profondo Rosso nel 2023 – che si propone da un lato di essere un compendio sul cinema sudcoreano attraverso una carrellata degli eventi e dei film più significativi da circa metà Novecento ai giorni nostri, dall’altro di fare conoscere ai lettori e alle lettrici una serie di titoli e personalità cinematografiche (molte delle quali femminili) forse non note a chiunque. L’obiettivo è chiaro e raggiunto con altrettanta chiarezza espositiva: divulgare una materia amata e avvicinare il pubblico a una delle cinematografie più interessanti e innovative degli ultimi (almeno) vent’anni. Se si concepisce un qualsiasi libro come un sistema organizzato di scatole cinesi (ma visto l’argomento potremmo ribattezzarle “scatole sudcoreane” anche se è una battuta che ha appena varcato la soglia del cringe, lo sappiamo), dove un tema conduce a un altro e la dimensione discorsiva si configura come una serie di spazi comunicanti, allora Lady Cinema va in Corea può benissimo permettere a specialisti e neofiti di scoprire infinite informazioni perché è tascabile nelle sue dimensioni, ma enorme nelle sue potenzialità. E riteniamo enormi anche le potenzialità di Liverani come saggista e autrice di libri, rimanendo in attesa già da ora di un suo prossimo lavoro.

