Submergence: la contemporaneità vista da Wim Wenders

A distanza di un paio d’anni da I bei giorni di Aranjuez, il regista tedesco Wim Wenders torna sul grande schermo con Submergence, riadattamento del romanzo thriller di J.M. Ledgard. Il film, presentato allo scorso Toronto International Film Festival (ancora inedito in Italia, uscirà per Movies Inspired) affronta varie tematiche legate alla nostra contemporaneità: dai problemi ambientali al terrorismo. La politica internazionale e le ricerche scientifiche sono la struttura portante del mondo (e della quotidianità) in cui si muovono i due protagonisti: Danielle Flinders (Alicia Wikander: The danish girl, La luce sugli oceani, Tomb Raider) è una giovane matematica-biologa, mentre James More (James McAvoy: Split, Atomica Bionda) è un agente dei servizi segreti britannici. Fin dai titoli di testa, dominati dallo scenario “lunare” del fondale oceanico, ci viene trasmessa tutta l’aurea di solitudine che circonda non solamente l’ambiente ma anche ciò che è nascosto: l’anima di Danielle.

La giovane donna si sta preparando da sempre per una spedizione: dovrà raccogliere dei campioni di roccia necessari a dimostrare la sua tesi di possibile ri-generazione anche nell’ultimo strato dell’oceano. Ma l’obiettivo (condiviso con il team) di essere pubblicati in un articolo della prestigiosa rivista scientifica Nature sembra saltare: la concentrazione di Danielle viene messa a dura prova, preoccupata per la sorte di James di cui non ha notizie da un mese.

Con un montaggio ricco di flashback che spezza la narrazione presente (di Danielle) a cui vengono alternate le sequenze di James in parallelo, lo spettatore ricostruisce i frammenti vissuti da entrambi i protagonisti: dall’incontro avvenuto prima di partire per le rispettive missioni all’Hotel Maison Atlantique fino alla separazione. James, non appena arrivato in Somalia, sarà fatto prigioniero e torturato dai Jihadisti (che non credono al suo alias di “ingegnere idrico”).

Si ritroverà ben presto in una fase di sospensione, nell’attesa del martirio o della grazia, dualità che si formalizza nel rapporto oscurità/luce: dai flebili raggi di sole che filtrano obliqui attraverso uno spiraglio della stanza in cui è segregato, al buio che ha condannato la sua mente a rimanere ancorata in fondo ad un pozzo da cui è difficile risalire. James, nonostante tutto, riesce ad immaginare un “ritorno alla vita”: allungando una mano verso il giorno che entra dall’alto o rendendosi conto che il momento dell’esecuzione non è ancora arrivato.

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Il film Submergence può dividersi in due parti: in un prima e un dopo l’incontro con l’altro. Molte delle immagini filmiche vengono costruite rispettando questo rapporto speculare, ponendo i personaggi uno di fronte all’altro. Lo vediamo sia nella prima parte con Danielle/James al ristorante o in riva all’oceano,  sia nella seconda parte del film tra James e il dottore Sharid. In entrambi i casi, i dialoghi sono essenziali e densi al tempo stesso, come se fossero stati meditati. La morte è la costante che emerge all’improvviso nelle conversazioni, diventandone il tema dominante: sia nella consapevolezza di James e Danielle di svolgere una professione che ne è a stretto contatto, sia nella fase di sopravvivenza di James in cui esprime al dottore l’urgenza di conoscere la propria sorte.

Danielle e James sono e saranno personaggi soli, nonostante siano stati addestrati a gestire situazioni di totale isolamento, dal loro incontro vi è subito una forte attrazione fisica e predisposizione ad accettare l’altro. Danielle riesce ad andare oltre i modi ambigui di James riguardo alla propria identità, osservando che il saper ascoltare attentamente di lui è un’abilità speciale che ha dovuto affinare per necessità. Dal loro incontrarsi “per caso” sorge uno scambio reciproco, prima di continuare con la vita di sempre e come in ogni storia in cui è forte il desiderio di rivedere l’altro,  non mancano né la promessa del ritorno né l’attesa. L’assenza di luce che costituisce il paesaggio aspro dell’ultimo dei cinque strati dell’oceano è ciò che la donna rende visibile a James, facendogli chiudere gli occhi per avvicinarlo “all’altro mondo nel nostro”, creando così un sottile gioco di significati tra l’etimologia della zona adopelagica (dal greco “hades” non visto).

Al contrario, la sequenza in cui parlano e passeggiano non conosce ombre: dal giardino alla scogliera. Danielle è una figura femminile indipendente e vulnerabile, capace di immergersi completamente nelle ricerche o di buttarsi, istintivamente, nell’acqua ghiacciata ma anche di dubitare delle proprie capacità, di aver paura di non farcela in un momento di black-out.

Wim Wenders è riuscito con Submergence a tendere una leggera tela di rimandi: non solo alla propria filmografia come per il kamikaze Saif (interpretato da Reda Kateb, protagonista ne I bei giorni di Aranjuez e nel biopic jazz Django) e la fotografia iper-realista di Benoit Debie (già collaboratore del regista in Ritorno alla vita) ma anche alla storia del cinema (la barca di Danielle si chiama “L’Atalante”, in omaggio all’omonimo capolavoro del maestro francese Jean Vigo) e alla pittura romantica tedesca (i dipinti di Caspar David Friedrich al museo fanno da sfondo al momento in cui James prende accordi per la missione).

Il tatuaggio del protagonista è visto dai fondamentalisti islamici come una sorta di marchio ma nonostante sia bollato come un infedele viene trattato con cura (capiscono che conosce l’arabo e il corano) ed affidato al dottore Shadid (Alexander Siddig). Quest’ultimo è un personaggio che dimostra vicinanza a James e vorrà aiutarlo nel realizzare dei pozzi per i villaggi africani: l’acqua è l’elemento connettore tra le varie realtà de-localizzate che vivranno e legheranno i nostri personaggi, dalla prima all’ultima scena del film.

La frase che sentiamo: “Acqua all’acqua, è ciò di cui siamo fatti” ci colpisce sia perché contiene ciò che di più prezioso abbiamo (la vita) ma al tempo stesso ci ricorda anche la causa principale di conflitti e divari presenti a livello internazionale, non ancora risolti. Submergence non è tra i film più riusciti del regista ma con il suo mixare la geopolitica ai sentimenti, il surriscaldamento globale con i terroristi, è in grado di far riflettere lo spettatore sul mondo in cui vive.

Ai tanti aspetti dell’opera, non manca neanche un’immagine “mistica” in apertura dei titoli di coda: ma prima di parlare di una possibile svolta spirituale di Wim Wenders, aspettiamo di vedere il suo documentario su Papa Francesco, presentato al Festival di Cannes il mese scorso.

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Mariangela Martelli

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"Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see"
- The Beatles
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