Il fascismo sovversivo e traumatico del Batman di Snyder in Batman V Superman

Batman V Superman come sappiamo, è stato uno dei capitoli più discussi del Cavaliere Oscuro al cinema. Con ancora negli occhi e nella mente il Batman di Nolan – mentalità che non ha aiutato gran parte degli spettatori ad assorbire questa ulteriore e nuova sfumatura – l’eroe di Ben Affleck è stato al centro di diverse critiche o dibattiti sulla presunta moralità del Cavaliere Oscuro. Salutato da molti come un disastro e da altri ancora come un capolavoro, noi tendiamo a schierarci da questo ultimo lato della sponda, sottoscrivendo un secondo titolo del tipo “perché Batman V Superman è un capolavoro assoluto e voi non avete capito un cazzo”.

Battute provocatorie escluse, per concludere il nostro viaggio nell’esplorazione delle diverse interpretazione di Batman al cinema, l’ultima, la più controversa, è anche quella più affascinante anche per merito della fonte a cui Snyder ha attinto senza nasconderlo, ovvero il vigilante mascherato, il fascista al di sopra della legge di Frank Miller.
I primi minuti del film sono evocativi. Si torna dietro di mesi, all’attacco di Metropolis per mano di Zod. Bruce Wayne guarda da lontano la macchina terraformante come i cittadini americani volgevano lo sguardo al cielo mentre le Torri Gemelle subivano i diversi attacchi terroristici: il diverso, l’alieno in questo caso, è tra di noi e ha la potenza di poterci annientare tutti in pochi secondi, se solo lo volesse.

Bruce Wayne corre tra i detriti, si getta nella nuvola di polvere alzata dal palazzo della sua compagnia che viene distrutto dalla forza dei due kriptoniani e in quel momento realizza che è ora di riprendere l’attività di vigilante mascherato.

La grande novità di questa versione cinematografica è che, come successo con Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno, ci viene presentato un Bruce Wayne vecchio, stanco; 20 anni a Gotham, Alfred dice al fido maggiordomo. Bruce Wayne è un uomo che per 20 anni, quotidianamente ha indossato il costume del pipistrello, ha visto il marcio, le promesse non mantenute e persone diventare malvage. L’ordine ufficiale della polizia è quello di arrestare Batman, ma il suo ritorno si preannuncia dei più violenti e sanguinosi. Batman, ritorna a Gotham perseguendo un solo scopo, l’idea che lo fa smuovere dalla vita sedentaria di miliardario playboy: fermare Superman e in questa ideologia estremista, non conosce nessun tipo di ostacolo, motivo per cui le tante critiche del “Batman non uccide” diventa inevitabilmente sterili: nel regime del terrore di Batman, la sua caccia è iniziata e partendo dal punto fermo della morte, nessuno deve fermarlo.

Il vigilante mascherato, con il suo personale senso di giustizia, totalmente fascista nel suo essere al di sopra della legge, concepisce la sua nuova vita attorno due punti: la morte e Superman. A differenza del Batman di Nolan che Bane tiene a sottolineare come lui stesso la brami – la morte – questa versione invece smuove ogni pulsione partendo proprio dalla fine, dalla morte, dalla consapevolezza che morire per salvare Gotham è forse la cosa giusta, ma il trauma che vive dentro di sé rompe ogni tipo di logica o razionalizzazione, motivo per cui Bruce Wayne deve perseguire il suo piano ad ogni costo e senza ostacoli, anche uccidendo sgherri di Luthor, d’altronde siamo criminali Alfred, lo siamo sempre stati, non è cambiato niente.

Esattamente, perché non è cambiato niente?
Il grande cuore di Batman V Superman si palesa nel momento in cui il background di Bruce Wayne si scontra e trova motivo di esistere incredibilmente con quello di altri due personaggi: Clark Kent e Lex Luthor.

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Presentiamoli al mondo:

Lex Luthor è figlio di un padre violento, un bambino che si è sempre chiesto “se davvero esiste un Dio, perché non mi salva dalle violenze fisiche di mio padre?” e poi, quando un Dio davvero si palesa, si professa buono, pacifico, Lex non lo accetta. Non può esistere (la razionalità di Lex in questo campo si palesa spostando il quadro nell’ufficio del padre. Esiste solo il male). Come l’uomo ha distrutto decine e decine di divinità del passato, ora sarà lui a dimostrare al mondo che le divinità sono malvagie. Come? Chiedendo alla divinità, Superman, di uccidere il Crociato di Gotham, altrimenti sua madre morirà. Il background di Lex Luthor è palesemente oscuro, malvagio.

Bruce Wayne – Batman lo sappiamo, assiste all’omicidio dei genitori e in quel momento, nel trovarsi in bilico tra il bene e il male, compie una scelta. Alan Moore ce lo ha già detto, basta una giornata storta per cambiare una persona. Bruce Wayne si salva in extremis, decide di combattere il crimine, ma a modo suo. Il background di Bruce Wayne è oscuro, ma tende alla luce, tutto questo mentre trangugia psicofarmaci assieme a superalcolici e si porta a letto ogni giorno una donna diversa.

Clark Kent – Superman invece è la luce, orfano, dagli insegnamenti controversi da parte di suo padre terrestre Jonathan, che si lascia morire pur di non mostrare ciò che è davvero Clark (forse è giusto lasciar morire le persone, pur di preservare un bene superiore, ma della parabola religiosa di Superman ne siamo già a conoscenza da Man of Steel) il background fatto di amore e felicità portano Clark ad essere buono, ma basta una battuta riferita alla sua compagna Lois a cambiare tutto; una battuta che riassume quasi tutto il senso sia della pellicola, che della sfida interiore tra questi tre personaggi: nessuno resta buono a questo mondo. Clark diviene il piano di Luthor, quel capovolgimento del quadro che diviene concreto sul costume azzurro di Superman. Il Paradiso Perduto di Gustave Doré.

Perché Superman salva qualcuno e altri no? A chi risponde Superman? Forse a Dio? E se Superman fosse arrivato quando Lex era bambino, lo avrebbe salvato dai soprusi del padre?
Questo è uno dei punti fondamentali su cui si regge tutto il film, tre persone, Luthor, Batman e Superman, tutti con un background preciso che li hanno posizionati nel mondo e identici davanti lo stesso specchio: tutti sono orfani e con relativi traumi che li hanno portati ad essere ciò che sono.

La rabbia, la collera di Bruce Wayne si manifesta nelle sue ferite. Bruce Wayne promette a se stesso che non sarebbe mai più successa una cosa simile, nessun più omicidio Wayne, Gotham sarà un posto libero, ma la sua crociata è fallita. La psiche, come il fisico di Bruce sono a pezzi, smossi solo dalla rabbia, unico deterrente per alzarsi e camminare giorno dopo giorno. Batman V Superman è un film su tre uomini che sono cresciuti a pane e traumi e riecheggiare il nome della madre defunta di Bruce, da parte di un uomo che voleva uccidere, perché accecato da un’ideologia fuori di testa, smossa solo dalla morte stessa, apre, squarcia il petto di Bruce, provocando una morte interiore per far spazio a una lenta e graduale rinascita.

Poco prima di questo fatto, deriso da gran parte degli spettatori che non hanno ampiamente o volutamente capito la pellicola – ormai assuefatti dallo stile narrativo povero Marvel – Bruce dice una frase che non fa altro che riassumere, nuovamente, il trauma e relativo background di questi personaggi:

i tuoi genitori ti avranno insegnato che sei importante, che sei qui per un motivo. I miei mi hanno insegnato un’altra lezione, morendo nei bassifondi, senza alcun motivo: mi hanno insegnato che il mondo ha senso solo se lo costringi ad averlo.

Questo è Bruce Wayne. Un uomo che ha bisogno di credere che Superman sia il nemico, credere che vigilare e uccidere criminali sia giusto, perché nel suo piccolo, Bruce Wayne, è già morto nel vicolo assieme i suoi genitori. Snyder suggerisce questa cosa in due riprese simmetriche, da una parte, tiene Bruce sulla destra e riprende la mano sinistra, che porta un mazzo di fiori alla tomba di famiglia. Scena finale, Batman sulla sinistra e ripresa della mano destra, con in mano la lancia di kriptonite. La vita e la morte. Bruce Wayne si trova in quel piccolo limbo, affoga, si pone ideologie estreme false, pur di seguire il suo scopo, ma alla fine, è solo un uomo distrutto, un incubatore di rabbia e sangue tra i denti, una vita spezzata nell’urlo durante l’uccisione dei suoi genitori.

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Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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