Appunti sparsi per Searching for Ingmar Bergman di Margarethe von Trotta

Quest’anno Ingmar Bergman avrebbe compiuto cent’anni. Il suo percorso in questa valle di lacrime si è interrotto nel 2007. Una settantina i titoli girati, tra lungometraggi per il cinema, corti, film per la televisione, documentari. Nel centenario dalla sua nascita (il 1918, nella neutrale Svezia qualche mese prima della fine della Prima Guerra Mondiale) sono molte le celebrazioni e gli omaggi: riedizioni, come quella de Il settimo sigillo (digitalizzato in 4K dallo Svenska Filminstitutet a partire dal negativo camera originale in 35mm); libri, come l’imprescindibile opus magnum edito dalla casa editrice Gremese (Roberto Chiesi, Il cinema di Ingmar Bergman, 192 pagine, euro 22,50); documentari, ed è il caso del viaggio intrapreso dalla filmmaker tedesca Margarethe von Trotta col suo Searching for Ingmar Bergman.

Searching for Ingmar Bergman recensione

Dopo la première al festival di Cannes, Searching for Ingmar Bergman ha avuto la sua anteprima italiana durante la 32ma edizione de Il Cinema Ritrovato di Bologna. Gremita la Sala Auditorium in Piazzetta Pasolini, la von Trotta ha brevemente presentato il suo ultimo lavoro nonché primo documentario della sua carriera. Soliti ringraziamenti di rito, poi la proiezione può finalmente iniziare. Nelle scene iniziali, la regista è sulla spiaggia de Il settimo sigillo, descrive e mostra spezzoni del film di Bergman, si muove su quelle pietre, rievoca l’opera e s’immerge in quel paesaggio. Respira quell’aria di mare mentre il vento agita i capelli sul volto. Gl’interrogativi sono molti, i significati sono da decodificare. Le risposte? Personalissime.

Parte il viaggio nella filmografia di Bergman e nella sua vita. Sono molte le personalità che dialogano con la von Trotta. Ci sono le muse Liv Ullmann e Gunnel Lindblom. Alcuni dei grandi registi di oggi: Ruben Östlund (The Square), Olivier Assayas (Personal Shopper), Mia Hansen-Løve (L’Avenir). C’è il figlio, Daniel Bergman, che oltre ad aver seguito le orme del padre permette agli spettatori di conoscere lati inediti dell’uomo più che del maestro di cinema. Aneddoti, moltissimi, ma soprattutto riflessioni sull’eredità lasciataci da quello che è uno dei più incensati autori di sempre. E poi, la fuga negli Stati Uniti per la faccenda dell’evasione fiscale, il perdono infine concessogli dal governo svedese, tanti filmati realizzati durante le riprese dei suoi film, la nevrosi palpabile, il lavoro sugli attori, il legame indissolubile (ora anche ultraterreno) con l’isola di Fårö nel Mar Baltico, le decine di figli e nipoti, le mogli e le amanti, l’incapacità di essere un buon padre, il film mai realizzato sulla figura di Gesù Cristo, …

Forse per i conoscitori devoti, divoratori di biografie e saggi su di lui, il documentario non fornirà nuove informazioni e persino potrà sembrare pedante nel seguire cronologicamente gli eventi della sua vita, ma per una persona ancora praticamente a digiuno di tutto ciò che lo riguarda, ecco che Searching for Ingmar Bergman può accompagnare in punta di piedi all’interno di un universo tragico, rappresentativo di agitati stati d’animo interiori, buffo, illogico, magico. Il pregio maggiore del racconto biografico portato avanti da Margarethe von Trotta è proprio la semplicità, che potrebbe essere la chiave principale per capire un po’ di più della figura di Bergman.

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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