Loving Vincent, dalla tela allo schermo

Uno dei film-evento più interessanti dell’anno scorso è stato Loving Vincent, ambizioso progetto di Dorota Kobiela e Hugh Welchman che, grazie alla distribuzione di Nexo Digital, è potuto arrivare nei cinema nostrani per soli tre giorni nel mese di ottobre riscontrando un successo: 130 mila spettatori durante quel brevissimo lasso di tempo. Considerati questi numeri, la distribuzione ha pensato bene di proiettare il film per altri due giorni nel mese di dicembre in modo tale da permettere a chi non aveva potuto vedere Loving Vincent di recuperarlo in sala.

Non è del tutto corretto definire questo successo “inaspettato” perché Loving Vincent è un qualcosa di cui si è parlato a lungo, tanto che già alcuni estratti sui quadri del pittore olandese circolavano su Youtube e Facebook da mesi. Il tutto sarebbe andato a creare quello che è diventato uno dei più curiosi progetti di sperimentazione nel campo dell’animazione digitale. Nato attraverso una campagna di Kickstarter per finanziare un cortometraggio, l’idea iniziale di Dorota Kobiela è stata fiutata dal co-produttore Hugh Welchman che ha creduto nel progetto sostenendo così la lavorazione con ulteriori finanziamenti.

L’idea alla base che ha reso Loving Vincent un lavoro d’avanguardia è da cercare nel grandissimo lavoro dei centoventicinque pittori impegnati in un film d’animazione completamente colorato a mano su tela. Di un omaggio di tratta, un omaggio che usa l’arte di Van Gogh per entrarci dentro e scoprire cosa, chi e come sono nati i quadri più famosi del pittore prima della tragica.

A prendere le redini della trama è Armand Poulin il quale viene commissionato dal padre, postino e amico vicino a Van Gogh, di rintracciare il fratello Theo e consegnarli un’ultima lettera di suo fratello, che porta per l’appunto la firma eponima, Loving Vincent. La semplice commissione di Armand diventerà un viaggio di scoperta su cosa si cela dietro l’atto suicida di Vincent, e non solo, ma anche su l’atto artistico, sull’opera finale che costituisce l’immagine di un artista irrequieto.

Chi era Van Gogh? Era davvero il pazzo che tutti condannavano? E perché si è suicidato, se effettivamente si può parlare di suicidio? Queste sono le domande che Armand si pone lungo il film che via via assume la forma di una detective story che nei suoi numerosi flashback deve molto al Quarto Potere di Orson Welles.

Loving Vincent rimane una dignitosa operazione commerciale che sa come sfruttare i personaggi dietro i quadri per una pellicola che sa e deve piacere al grande pubblico. Non è necessariamente un difetto, l’incanto persiste per tutta l’opera, anche se il continuo rifluire nel passato diventa alla lunga ridondante e didascalico, con una messa in scena che richiede principalmente di essere teatrale e una colonna sonora di Clint Mansell splendida, ma troppo insistita nella confezione finale. Glielo si può rimproverare del resto? In fondo, il Cinema è entrato nella Pittura e la Pittura vive ormai grazie anche al Cinema.

Loving Vincent recensione

Emilio Occhialini

Emilio Occhialini

A screaming comes across the sky. It has happened before, but there is nothing to compare it to now. - T. Pynchon, "Gravity's Rainbow"
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