Venezia75: Nella giungla d’asfalto di Dragged Across Concrete

We’ll get through this, together

Indiscutibilmente, S. Craig Zahler non ne sta sbagliando una e dopo aver portato Dragged Across Concrete, il suo nuovo film, alla 75ma Mostra del Cinema di Venezia, viene da chiedersi su cosa lavorerà prossimamente. Da un autore così completo, con un abilità da sceneggiatore che supera la sua bravura registica, ci si può aspettare di tutto, dalla fantascienza al fantasy (generi che ha trattato in un paio di romanzi perché, oltre a sfornare ormai un film dopo l’altro, Zahler è un noto romanziere negli Stati Uniti). Tre lungometraggi (ognuno con una durata ben superiore alle due ore) nell’arco di quattro anni e tonnellate di progetti in corso. Assolutamente non un lavativo, quindi, questo Zahler di cui si potrebbero tessere le lodi ancora a lungo.

Il film gira attorno a un’idea semplice: due sbirri vengono sospesi per un paio di mesi dopo essere finiti nell’occhio del ciclone per aver usato metodi non ortodossi nei confronti di un criminale e, per continuare comunque a portare la pagnotta a casa, si organizzano per derubare dei ladri e inserirsi così, una tantum, nella catena alimentare di chi vive fuori dai confini della legalità. Dragged Across Concrete rifugge dall’essere imprigionato in un solo genere (crime, heist, pulp, noir, …) e in fin dei conti è solo una grande narrazione sugli Stati Uniti d’America, terra dove tutto è possibile fino a quando non si viene beccati dalla Giustizia.

È negli occhi stanchi e delusi di Brett Ridgeman (Mel Gibson) che scorrono le immagini di un paese e, per estensione, di un mondo dove forse non valga nemmeno più la pena vivere. Sua moglie ha la sclerosi e deve assumere medicinali costosi, sua figlia adolescente viene bullizzata da giovani gang di neri in un quartiere dove sono i bianchi a essere in inferiorità numerica. Brett e l’italo-americano Anthony Lurasetti (Vince Vaughn), suo partner lavorativo, non nascondono un razzismo generalizzato e contradditorio (la compagna di Lurasetti è una mulatta) verso chiunque sia diverso da loro e si professano arrabbiati per come stiano diventando gli uomini, a loro giudizio senza più le palle di risolvere quel che non funziona. Di fondo, c’è una preoccupazione genitoriale verso i propri figli (già messi al mondo o nella speranza di averli un giorno), che dovranno andare avanti con le proprie gambe in una società che tenterà in tutti i modi di spezzargliele sempre che non ci pensi qualche tossico marcione prima. L’amarezza per il presente si è infiltrata in ogni angolo della strada.

Con uno stile di scrittura vicino al The Force di Don Winslow (edito in Italia per Einaudi col titolo Corruzione, uno dei grandi romanzi statunitensi degli ultimi anni), il Dragged Across Concrete di Zahler non risparmia nessuno: dai neri ai bianchi, dalle prostitute ai banchieri, dai killer ai pagamento ai disabili, dagli sbirri agli spacciatori, tutta questa gamma di esseri umani feroci e avidi viene messa nel medesimo contesto a farsi la guerra. Ci si scanna per niente e non si guarda in faccia nessuno. La violenza si alimenta di altra violenza.

L’America immortalata in questa pellicola è una nazione dove tutti odiano il proprio mestiere, ma morirebbero pur di non far mancare nulla ai propri parenti. L’individuo conta solo in merito alla sua missione, qualunque essa sia, anche a costo d’immolarsi pur di completarla. Dragged Across Concrete, come tutto il cinema di Zahler, va avanti lento come il passo di un elefante e dirompente come un bulldozer, incentrato così tanto sulla legge scritta che sono i personaggi a determinare l’azione da rendere scontato un accostamento con tutto ciò che concerne la dimensione videoludica. Il film è un grosso giocattolone per cinefili adulti e dei cui protagonisti, immorali e bonari, lo spettatore può finire per affezionarsi anche troppo.

Dragged Across Concrete recensione

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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