RomaFF13: The Girl in the Spider’s Web, la terza incarnazione di Lisbeth Salander

The Girl in the Spider’s Web è stato presentato in prima nazionale alla 13° Festa del Cinema di Roma, l’uscita nella sale italiane è prevista per il 31 ottobre con il titolo Millennium – Quello che non Uccide.  Lisbeth Salander, figura di culto e personaggio principale della famosissima serie di libri Millennium creata da Stieg Larsson, torna direttamente sul grande schermo con quello che è il primo adattamento del recente best seller scritto da David Lagercrantz.

La protagonista di nero vestita è interpretata da Claire Foy, famosa soprattutto per la serie The Crown qui diretta da Fede Álvarez. Il regista uruguayano è noto in particolare per aver diretto il remake horror di La casa di Sam Raimi e Man in the Dark. La trama racconta della giovane hacker Lisbeth Salander e del giornalista Mikael Blomkvist impegnati a indagare assieme in una complicata rete di spie governative e di criminali informatici. In una glaciale, fredda e monocromatica Stoccolma. Emerge con prepotenza un’eroina androgina, con vari piercing, un tatuaggio di un dragone sulla schiena e capelli neri rasati. Claire Foy si spoglia completamente dei panni che vestiva nelle sue precedenti produzioni, per diventare una perfetta Lisbeth Salander.

Nonostante una sceneggiatura abbastanza prevedibile, il nuovo film di Álvarez si prefigura, a tutti gli effetti, come un perfetto blockbuster capace di accontentare un grande pubblico di massa, ma niente di più. L’inizio del film si preannuncia come una lotta fra Bene e Male con tanto di partita a scacchi di neri contro bianchi: scopriremo poi che in questo caso il Bene, o per meglio dire la giustizia, sia rappresentato dalla “nerissima” protagonista. La vendicatrice Lisbeth, che protegge le donne dai soprusi di uomini prepotenti e viscidi, è una vera “stuntgirl” dell’informatica. Tecnicamente il film è un affresco manieristico che sfocia, spesso, nella più completa banalità visiva (si vedano i ragni che spuntano in ogni dove). Belle le inquadrature geometriche, visivamente accattivanti e con una color-correction quanto mai desaturata che permette di far emergere, ancor più, il laro oscuro del film e della stessa protagonista.

The Girl in the Spider’s web è un prodotto del suo tempo e di quel cosiddetto cinema immersivo che piace tanto al grande pubblico. È quel cinema che si deve guardare sul grande schermo per apprezzarne al meglio gli effetti speciali come, ad esempio, il feto cibernetico all’inizio del film che assume le forme di un dragone o i bellissimi campi lunghi fra la neve dove sovrasta la sorella di Lisbeth con un vestito rosso che più rosso digitalizzato non si può. 

Il film di certo non si preannuncia un capolavoro, ma sono i blockbuster a farci capire in che direzione il cinema si stia muovendo e come la nostra società percepisca certi cambiamenti. Ecco quindi che, se anche il nuovo film di Álvarez non si distingue per la grandiosità espressiva, testimonia di come anche la società dell’oggi, stia vivendo una vera e nuova epoca dell’attrazione visiva. Accompagnatrici di questo nuovo viaggio visuale-attrattivo, che siano vestite di rosso o in total black, rimangono sempre le donne con una forte personalità e, perché no, che sfreccino anche su una Ducati nera.

millenium quello che non uccide recensione

Alessia Ronge

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“Tu mi uccidi, tu mi fai del bene.”
- Hiroshima mon amour
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