TFF36: Double Feature su Mandy con Nicolas Cage e l’orrendo Dead Night

Nicolas Cage, ormai contro-divo hollywoodiano, sta lasciando dietro di sé un’eredità cinematografica la cui portata verrà capita, forse, solo dalle future generazioni di studiosi. Perché così tanti film di scarsa importanza commerciale uno di fila all’altro, senza sosta? Problemi con le tasse? Alimenti da pagare a ex mogli? Figli da mandare al college? Dal 2011 a oggi, sono oltre trenta i film cui l’attore ha preso parte in ruoli variegati: da killer russo (Tokarev) a docente in cerca di suo figlio (Pay the Ghost), da capitano della marina militare statunitense in USS Indianapolis (un lontano prequel de Lo squalo) a sbirro vedovo in 211 – Rapina in corso passando anche per politico che deve fronteggiare uno scandalo sessuale (The Runner), pilota d’aerei di linea (Left Behind) e via così, vestendo decine di altri panni. Tra un b-movie e quello dopo, ha collaborato anche con attori del calibro di Jerry Lewis (The Trust) o con registi come Oliver Stone (Snowden), Paul Schrader (Dying of the Light – Il nemico invisibile, Cane mangia cane) o Sion Sono (Prisoners of the Ghostland, in pre-produzione). È persino stato protagonista di Vendetta: Una storia d’amore, adattamento -seppure mediocre- del romanzo della più grande scrittrice americana vivente: Joyce Carol Oates.

nicolas cage mandy recensione TFF

La maggior parte dei titoli su cui Cage ha lavorato sono usciti direttamente in home-video. Il meccanismo del finire in una manciata di giorni nel dimenticatoio sembra essersi inceppato con Mandy, grazie alla standing ovation ricevuta al festival di Cannes e alla triste dipartita del compositore islandese Jóhann Jóhannsson (quello di Sicario e Arrival), che ha firmato una delle sue ultime colonne sonore proprio per questo film. Mandy, che arriva in anteprima nazionale alla 36ma edizione del Torino Film Festival, sembra innestarsi su quello che è uno dei migliori prodotti con Cage di quest’ultima fase, Joe. Il punto di partenza è il medesimo: l’attore interpreta un taglialegna che, tra alberi abbattuti e prospettive desolanti, vive in un’America violenta e lontana dal poter essere idealizzata come terra dove poter essere felici.

In Mandy, ambientato nel 1983 (in pieno dominio reaganiano), il personaggio di Cage assiste al brutale omicidio della fidanzata (Andrea Riseborough) per mano di una setta di credenti psicopatici. Lei viene arsa viva e lui si lancia in una sanguinaria vendetta che ha il sapore di una ribaltata crociata solitaria nei confronti di fanatici di Cristo.

Cocaina, alabarde medievali, chiodi nella mano e ferite nel costato, tunnel e piramidi, segregazioni, insetti di plastica, t-shirt dei Black Sabbath, niente sesso. Gli elementi per diventare un cult ci sono, ecco il motivo di tanto hype originatosi attorno a questo progetto, un trip cosmico-spirituale diretto da Panos Cosmatos che si rifà a classiconi horror come Suspiria o The Texas Chainsaw Massacre e, barcamenandosi tra cliché (il duello a colpi di motosega) e citazioni a Neil Young (“It’s better to burn out that to fade away”, parole ripescata già venticinque anni fa da Kurt Cobain nella sua suicide letter), realizza un film che tanto piacerà a Nicolas Winding Refn e su cui potranno masturbarsi per anni i fan del gore.

mandy andrea riseborough recensione film

Di tutt’altra fattura, ma sempre presentato al secondo giorno del TFF36, è Dead Night che vede la regia di un esordiente Brad Baruh, già impiegato dietro le quinte, stando a IMDb, in lungometraggi come La notte del giudizio o Captain America: Winter Soldier. C’è un abisso tra vedere in prima persona come si fa cinema e poi essere in grado di farlo a propria volta. Baruh c’è finito dentro. Il suo Dead Night, come Mandy, parla di un oscuro gruppo d’individui che popolano un bosco e che decidono di uccidere i malcapitati di turno. Un lavoro ai limiti dell’amatoriale, senza idee e senza identità. È talmente facile sparare a zero contro una roba di questo genere che non vale neanche la pena farlo. Un’unica considerazione finale: Mandy, nonostante sia evidentemente troppo pompato da certe riviste e portali di cinema oltreoceano, merita una o più visioni; Dead Night è solo da evitare.

Simone Tarditi

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"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
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