Lady in the Water: il coraggio di credere nelle favole

Lady in the Water, del 2006 segna l’avvio di una fase di insuccessi nella carriera del regista M.Night Shyamalan (confermati con i successivi E venne il giornoL’ultimo dominatore dell’aria e After Earth). Vicissitudini legate alla produzione (il passaggio dalla Disney alla Warner) trascinano il film nato dalla sceneggiatura dello stesso Shyamalan (come fiaba per la buonanotte ai figli) in un flop a catena: dai pochi incassi al parere negativo della critica (sia negli USA che in Europa) passando per le candidature ai Razzie Awards, il cui riconoscimento come peggior regia e peggior attore non protagonista non riescono ad elevare Lady in the Water.
L’intento didattico del film traspare nei titoli di testa in cui le figure stilizzate dell’incipit (che ricordano dei graffiti rupestri) illustrano gli antefatti della fiaba. L’ambientazione rimane in interno anche nella scena seguente, spostandosi dalla grotta ancestrale della finzione alla realtà di oggi: siamo nel condominio The Cove, il cui clima melting-pot condisce le dinamiche dei molti personaggi-outsider (dal tizio che allena solo una parte del corpo per essere “speciale” al gruppo neo-hippie, passando per la donna empatica verso gli animali).

I riflettori di questo microcosmo (che allo stesso tempo funge da set conchiuso del film) vengono puntati sulla corte condominiale, la cui piscina è il fulcro di sparizioni e strani movimenti notturni. Il guardiano-factotum Cleveland Heep (Paul Giamatti) cadrà in questa pozza misteriosa e sarà salvato da Story (Bryce Dallas Howard, figlia di Ron Howard) una ragazza diafana dalla chioma rossa che scopriremo poco dopo essere una Narf, ovvero una ninfa marina. La missione della giovane protagonista è quella di consegnare un messaggio importante a uno scrittore che con la propria opera influenzerà un futuro leader mondiale, in grado di apportare un cambiamento radicale nella società. Ma le capacità divinatorie e le buone novelle di Story non bastano a fare di lei una protagonista “forte”: nonostante la soggettiva sott’acqua della sua entrata in scena, si dimostra passiva e bisognosa di aiuto da parte degli altri per completare il compito. Uno Scrunt (una specie di lupo mannaro coperto d’erba) appare a complicare la situazione e a mettere a dura prova la riuscita dell’incarico (tra i vari animali non mancheranno farfalle, aquile e scimmie). L’improbabile duo costituito da madre e figlia coreane assume la funzione di aiutante del protagonista Cleveland: la giovane traduce per lui l’antica fiaba orientale che la signora racconterà a più riprese, mettendo così l’uomo a conoscenza del suo compito: individuare i vari ruoli della storia tra i condomini, al fine di salvare Story e il suo messaggio.

In questo modo le funzioni di difensore, indovino, sodalizio e guaritore riconoscono ad ogni personaggio secondario un potere sovrannaturale, la cui attitudine innata sarà in grado di riscattare l’attuale stato di inerzia, infondendo loro fiducia e senso di responsabilità per il raggiungimento di un obiettivo comune. Gli artifici narrativi (come il rallentamento, suspance, colpi di scena e capovolgimento finale) accompagnano la diversificazione dei ruoli interpretati da ognuno, fino alla fine. Logicamente non può filare tutto liscio e quando sembra ormai troppo tardi, Cleveland capisce di non aver individuato le abilità degli attanti nel giusto ordine: un’idea del sovvertimento generale a livello drammaturgico è reso visivamente nella scena (dal sapore post-moderno) in cui tutti si affidano al ragazzino dalle doti divinatorie, capace di decifrare ciò che gli altri non vedono, attraverso le scatole dei cereali.

lady in the water recensione

L’intento meta-narrativo di Lady in the water, ovvero di storia nella storia, si sviluppa su due piani narrativi: quello della cornice (il film stesso) e quello del racconto meta-diegetico (l’antica fiaba svelata dalla signora coreana). Inoltre gli eventi seguono una struttura cronologico-lineare, rendendo il disvelamento progressivo capace di procede con la storia stessa.

Sebbene manchino i flashback, conosciamo gli antefatti in modo retrospettivo dall’incipit leggendario e il passato del protagonista Cleveland dalla lettura del diario personale, da parte di Story. Il film può essere visto anche come un divertissement da parte del regista Shyamalan, che oltre a far riferimento ad alcuni topos disseminati nella sua filmografia (come l’elemento dell’acqua, la presenza di bambini e di personaggi con poteri sovrannaturali e/o con un passato difficile alle spalle) lo vediamo qui nei panni di attore, interpretando il ruolo-chiave di scrittore. Il problema di Lady of the water è nella leggerezza che va perdendosi da metà film in poi, appesantendosi nel finale. L’idea nata da una favola, diventa nella trasposizione cinematografica, una sorta di ibrido tra il fantasy e il thriller che si conclude precipitando nel melò (qui inteso nel senso francese di patetico).

La semplicità bipolare dello scontro tra bene e male e l’ambientazione popolar-contemporanea del film sfruttano il lavoro scenografico e della luminotecnica per far leva sull’impatto visivo: gli effetti scenici (molti realizzati al digitale) e i più livelli di intreccio si estremizzano ed enfatizzano a vicenda, per puntare alla spettacolarizzazione dello stile ma finendo con il giocare più sul sentimentalismo che sui sentimenti. I momenti di maggior tensione sono sottolineati dalla presenza della musica extra-diegetica (colonna sonora musicale di James Newton Howard) capace di avvolgere lo spettatore diventando (soprattutto nelle scene notturne) un tutt’uno con la palette dall’acceso cromatismo (il direttore alla fotografia è Christopher Doyle, che ha lavorato con Wong-Kar Wai). Il film non è un capolavoro ma nemmeno da mettere al bando: l’aspirazione voluta da Shyamalan, di fare in modo che lo spettatore si abbandoni al flusso degli eventi senza porsi troppe domande, rientra nell’immaginario da mondo parallelo che il film suscita: non a caso coloro che guardano questa fiaba con disincanto rischiano di non comprenderla (o peggio ancora, di fare la fine del critico cinematografico nel film!).

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Mariangela Martelli

"Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see"
- The Beatles
Mariangela Martelli

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