Il meglio di Creed II è negli occhi di Ivan Drago

creed 2 recensioneQuesto è uno di quei casi dove il titolo azzeccato sarebbe stato Ivan Drago. Sì, perché nonostante si prosegua con la storia del giovane Adonis Creed e della sua scalata sia agonistica che nella ricerca di una propria identità e relativo onore di portare con fierezza il suo pesante cognome, questo Creed II nasce, cresce e si chiude negli occhi stanchi, ma rancorosi di Ivan Drago.
Dopo essere stato sconfitto da Rocky Balboa nel 1985, Ivan Drago ha perso tutto: moglie, lavoro, rispetto del proprio paese. Gli è rimasto il figlio Viktor che decide di seguire le orme del padre e viene cresciuto a pane e cattiveria. Quando un organizzatore di incontri di Boxe scopre i due russi nei sobborghi gelidi e stagnanti, decide di creare l’incontro del secolo, la vendetta generazionale, Adonis Creed contro Viktor Drago, ma Rocky non crede che accettare sia per la Adonis la scelta migliore.

Prosegue la scia contenutistica che strizza l’occhio al cinema popolare, di facili sentimenti derivativi all’inverosimile, ma incredibilmente sempre così forti nella loro semplicità e quindi facilità di arrivare dritti al cuore e alla mente dello spettatore. Il buon Stallone torna sia per interpretare Rocky che per mettere anche la firma sulla sceneggiatura, e proprio qui si vede la sua mano, perché ancora di essere un sequel, Creed II è dannatamente così vicino a Rocky IV che lo elevano da semplice spin-off a capitolo importantissimo per chiudere una ferita gigantesca, aperta da più di trenta anni.

Creed II ha i suoi momenti migliori proprio quando scava a fondo nella psicologia del personaggio di Ivan Drago, anzi è proprio un film che sembra incentrato su di lui, nella rabbia che ha represso e mutato per anni, nella possibilità di vedere in suo figlio il riscatto tanto sognato e la decisione di non arrendersi mai, di non gettare l’asciugamano per di arrivare all’obiettivo.
Creed II si dimostra incredibilmente perfetto nel bilanciare il fattore narrativo con le motivazioni dei personaggi. Se Adonis dovrà adoperarsi al meglio per plasmare il suo corpo a questa nuova sfida, forse mortale per la carne, ma necessaria per lo spirito e la mente. Adonis quindi cadrà, si rialzerà e combatterò di nuovo. La progressione della storia è quella, la malattia di Bianca progredirà quindi le scelte per instaurare una nuova famiglia dovranno essere oculate, forse c’è un matrimonio e Rocky vorrebbe mollare tutto per tornare dal figlio che abita lontano.

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Il ritorno di Drago è una doppia sfida che si accende nei cuori di Rocky e Adonis che risolveranno e decideranno la strategia ritornando alla terra, al training montage di Rocky IV che si sposta nel deserto, sotto il sole, mentre Viktor sembra sempre più un Tommy Gunn (c’è un momento folle che ricorda tantissimo Rocky V).
Se con il primo Creed, film riuscitissimo pur con i suoi difetti si delineava la strada del giovane Adonis pur calcando la mano sul già visto o sentito, Creed II è la testimonianza che questo franchise ha qualcosa da dire e lo fa mettendo il cuore davanti ogni altra cosa, chiudendo una legacy che andava avanti da decenni.

Come evolverà il brand senza Stallone non è dato sapere, difatti come lo stesso ha idealizzato l’uscita di scena definitiva del suo personaggio è incredibile, liberatoria, commovente, da vero attore che rende l’ultimo tributo a un’icona del cinema.
Ora il presente e il futuro appartiene ad Adonis Creed, sempre più meritevole di quel cognome e pronto a scrivere la sua di storia.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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