Il monito per il futuro di Chernobyl

Non è molto semplice approcciarsi o scrivere di un prodotto quale Chernobyl senza far cadere il discorso in qualche propaganda politica di scarsa attenzione.
Partiamo meglio dalle intenzioni di HBO: Chernobyl è una serie che, come tante altre che cerca di narrare un evento del passato per ottimizzarlo e attualizzarlo ai giorni nostri, tanto a sottolineare quanto un disastro avvenuto 33 anni fa, è più vicino di quanto si possa credere alla situazione attuale del nostro pianeta.
Noi stiamo avvelenando la Terra e questa affermazione non suonerà per nulla come una novità per nessuno di noi. Partendo quindi da un evento passato, attuale più che mai, HBO si pone l’arduo compito di una missione drammaturgica atta a rendere omaggio a quelli che sono considerati senza filtri di sorta, veri e proprio eroi, ovvero tutte quelle persone, tecnici, infermieri, vigili del fuoco, minatori che hanno lavorato attorno le macerie del reattore 4, assimilando dosi spropositate di radiazioni senza adeguato equipaggiamento, evitando quello che sarebbe potuto essere un disastro nucleare che avrebbe spazzato via mezza Europa senza battere ciglio.

Su questo aspetto, la serie riesce senza ombra di dubbio nel suo intento, narrando tra il macabro e il poetico, ricercato tra macerie e camici sporchi, il valore di quelle persone, quegli eroi, che 33 anni fa, rischiarono o diedero la loro vita per arginare il disastro.

chernobyl recensione

L’altro aspetto è, purtroppo, politico: Gorbačëv ha descritto la catastrofe di Chernobyl come il primo passo di quello che sarebbe poi stata la caduta dell’Unione Sovietica, con la stessa serie tv che sottolinea questo fatto e intenzioni in tanti passaggi.
L’imprudenza, la necessità della sfida, gli scarsi fondi e materiale per costruire il reattore, quando si tratta di tirare le somme tra vittime e colpevoli ad uscirne sconfitta è proprio la ex Unione Sovietica, dipinta come un sistema a gradi di compiacimento, rispetto e fedeltà alla propria patria, che ha portato ad un più conveniente insabbiamento delle prove, degli atti ufficiali come delle intenzioni di tutti i capi tecnici che in quella notte erano lì, consapevoli del vicino disastro, ma inamovibili nelle loro intenzioni.
L’Unione Sovietica ha risposto al mondo dicendo che il disastro non era tale, una cosa da poco, con gli stessi aiuti che venivano da paesi esteri che si basavano su falsi numeri dati dalla propaganda, facendo risultare di fatto, questi aiuti sterili, dato che nessuno al mondo era davvero a conoscenza della gravità della situazione, il tutto mentre i bollettini della propaganda batteva il continuo “nessun problema”.

Si dice che in Russia questa serie sia stata bandita e che lo stesso paese risponderà per le rime, con la loro versione dei fatti, dove a provocare l’esplosione sarebbero state delle spie della CIA infiltratosi nel reattore. Comportamento infantile che mostra invece una ferita ancora fin troppo aperta, sanguinolenta e dolorosa.

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Al netto di un valore narrativo e drammaturgico incredibilmente sopraffino, quanto spietato nel mostrare la ferocia di dosi massicce di radiazioni accumulate nel corpo umano e di una ricerca chirurgica del valore delle immagini, Chernobyl è una serie spiazzante per la fredda lucidità con cui mette tutto in scena e quasi ci si ammalia di quanta terribile bellezza il prodotto riesca a tirare fuori da un evento del genere.
Le cinque puntate a comporre la miniserie inoltre sono dosate perfettamente, le prime due a introdurre tutte le manovre, la terza e la quarta aggiungono le inevitabili e dure conseguenze e la quinta è l’epilogo, la sala degli eroi in una delle pagine di storia più controverse per la gestione politica e tristi per il sacrificio degli uomini che hanno dato la vita per salvare quella di altri miliardi di loro simili nel mondo.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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