Spider-Man: Far From Home, tra responsabilità e fake news

Bisogna ammetterlo, già con il precedente Spider-Man – Homecoming, la gestione dell’arrampicamuri da parte della Marvel si è rivelato sempre funzionale al tipo di racconto presentato. Se l’Avvoltoio di Michael Keaton si ergeva dai detriti lasciati da Stark, il Mysterio di Jake Gyllenhaal si muove nelle medesime direzioni, anch’esso nato da un lascito di Stark e in questo gioco di passaggi di testimone, quello che sembra avere più responsabilità di tutti è proprio l’amichevole Spider-man di quartiere.

Tony Stark pensa che sia lui uno dei perni centrali per gli Avengers del futuro e proprio ora che stiamo vivendo gli eventi post Infinity War/Endgame e relativo snap di Thanos, Peter Parker necessita di capire il proprio ruolo e trovare quel potenziale che Tony ha visto in lui, nascosto da qualche parte nel suo cuore.
L’anima pulsante di Spider-Man: far From Home è senza ombra di dubbio il personaggio di Mysterio, perfettamente in linea con spiacevoli eventi che riempiono i telegiornali odierni: l’illusione di essere sotto attacco da qualcosa di misterioso e la necessità di trovare in qualcuno, un uomo, un eroe, che possa combattere questi eventi per poter poi diventare la luce per il popolo.
Oltre questo, il Mysterio di Jake Gyllenhaal si arricchisce di una stratificata riflessioni metacinematografica sul cinema di oggi e di come questo venga affrontato dagli addetti ai lavori.
Più che un film che cerca di chiudere la Fase 3 della Marvel, sembra un necessaria apri-pista per tutto ciò che verrà nel futuro, con un occhio di riguardo nel modo in cui verranno raccontato, da ora in poi, le storie Marvel.

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Tutta la nuova Fase 4 vivrà necessariamente degli eventi e dei caduti di Avengers: Endgame e Spidey vivrà proprio di questi effetti, tutti sulla sua pelle come sul suo costume.
In tutto questo baracchino lucidato a dovere, la regia di Jon Watts non sempre riesce a restituire buone intenzioni, in particolare quando si tratta delle tante e diverse scene d’azione, girate un po’ con il freno a mano e che necessitano ulteriormente di una mano capace, ma nonostante questo o il semplicistico atto di tante e troppe persone di mettere a paragone questi con altri film di Spider-Man – tra poco saremo pronti a rivalutare come capolavori anche i due The Amazing Spider-Man – la direzione intrapresa dalla Marvel con questa lettura di Spidey è più che funzionale, e ancora un volta da incorniciare è il villain, unico vero motore concreto che trascina dietro di se i tanti dubbi del giovane Parker.

C’è da dire anche che almeno a livello cinematografico, non abbiamo mai affrontato una vera e propria evoluzione distinta per questo personaggio. Paradossalmente film come The Amazing Spider-Man 2 si fermavano proprio lì, ad un passo dalla maturazione. C’è qualcosa che abbia visto fin troppo e altro che non abbiamo mai visto di Spider-Man. L’accordo con la Sony permette ancora un terzo film sotto la gestione Marvel. L’auspicio è di osare e fare il salto definitivo, sia per la maturazione di Spidey che della sua parabola narrativa all’interno del grande disegno Marvel.

Gabriele Barducci

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- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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