RomaFF14: Can you keep a secret?, di amori, cliché e feticci vari

Titoli del genere, presentati nella cornice della Festa del Cinema di Roma, che siano in concorso o no o anche in cornici differenti dalla branca principale – in questo caso Alice nella Città – sono sempre ottimi pretesti per ragionare sulla stessa finalità organizzativa di eventi cinematografici di questo tipo.
Un film del genere dunque si ritrova così, senza infamia e senza lode, a solcare gli schermi e le sale dell’Auditorium di Roma per cercare consensi e pubblico. Va da sé dunque che un prodotto del genere che presenta tra in credits il nome di Sophie Kinsella è già tutto un programma, senza sorprese e con una chiara consapevolezza della morte a cui andremo contro.

Can you keep a secret vince e convince nella sua formula già testata: una ragazza tra le nuvole, con più paranoie che certezze, che a seguito di un incredibile malinteso nato da un momento di paura in un volo aereo causa turbolenza, finirà per confessare migliaia di informazioni con il ragazzo seduto accanto a lei. Solo il giorno dopo scoprirà che questo ragazzo non è altro che il fondatore dell’azienda per cui lei lavora.

can you keep a secret

Tra malintesi e amori clandestini, la loro relazione inizierà, entrerà in crisi e si recupererà negli uffici dell’azienda.
Notevole comunque come, lontano dalla struttura da star system, questo film si collochi come commedia romantica indipendente, come se abbandonando i grandi nomi e raccattando bellocci palestrati da serie tv o giovani interessi sexy dei maschietti degli ultimi anni e confezionarci attorno un film classico su stile Kinsella, possa essere di base un motivo per cui rendere un film più interessante del dovuto.

Con una drammaturgia che vira senza pudore sul sesso senza paura di raccontarlo, pur sotto forma di gag, il film si incastra perfettamente nella richiesta mai esaurita di prodotti cinematografici relativamente leggeri, senza impegno e che possano tenere compagnia per quei 90 minuti assicurati.
Portare titoli del genere, per poi ostentare anche un applauso a fine pellicola, è un po’ il controsenso di eventi festivalieri che mancano di una struttura ben definita. Alice nella Città è una sezione che tende a proporre titoli di questo calibro, ma comunque mai banali, cercando l’originalità o il racconto di formazione forte e inedito.

Film del genere sono un po’ anacronistici, sia per il panorama odierno come difficilmente giustificabili in cornici quali festival. Eppure Roma ha risolto questo problema non pochi anni fa, rinominando l’evento Festa e non più Festival, e allora bene così, viva la grande festa e viva la Daddario che nell’unica scena di gran spessore, cerca di far capire al suo ex fidanzato come si trova e come si lecca un (la) clitoride.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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