Cosa aspettarsi da Nightmare Alley di Guillermo del Toro

Dopo la pletora di premi assegnati a The Shape of Water e il congelamento (momentaneo) del progetto su Pinocchio, è chiaro quanto il nuovo film di Guillermo del Toro, in uscita per la fine del 2020, sia fin d’ora uno dei più attesi. Si son spese molte parole sul cast composto da Toni Collette, Willem Dafoe, Cate Blanchett e Rooney Mara (Leonardo Di Caprio pareva aver accettato, le negoziazioni sono poi naufragate per cause economiche dal momento che il suo salario è il più alto di Hollywood; ciò ha aperto la via per il meno esigente Bradley Cooper), pochissime sull’operazione di remake: Nightmare Alley sarà, sì, nuovo adattamento cinematografico dal romanzo di William Lindsay Gresham, ma l’eredità dell’omonima pellicola del 1947 -uscita in Italia come La fiera delle illusioni– è troppo grande per venir trascurata. Il rischio di rifare un film già di per sé di ottimo livello è onnipresente in operazioni di questo stampo, ma qui dovremmo essere in buone mani.

In fondo, con The Shape of Water del Toro non aveva splendidamente già rimodellato e ampliato Creature from the Black Lagoon del ’54? Sia chiaro, il regista messicano non si era allora limitato a seguire la story-line portata sul grande schermo da Jack Arnold inserendovi qua e là elementi nuovi, bensì aveva conservato un’idea di fondo e da essa aveva costruito il suo lungometraggio. Chiamasi ispirazione. Quella stessa ispirazione che può spingere a riconnettere il proprio lavoro con quello altrui: per gli amanti degli easter eggs, l’insegna luminosa del cinema Orpheum in The Shape of Water ci comunica la presenza di un titolo in programmazione, Mardi Gras (1958), l’ultima regia di Edmund Goulding, ossia colui che ha realizzato l’originale Nightmare Alley. Tutto torna.

La sceneggiatura verte su un personaggio principale, Stanton (Tyrone Power, nella prima versione), un manipolatore e bugiardo cronico, che costruisce la sua fama proprio sull’abilità nell’ingannare il prossimo. Emisferiche, tre principali figure femminili (ingannate e ingannatrici). Sul versante umano, è una vicenda marcissima e perfettamente in linea con i tempi che corrono, tra fake news e connubio verità-finzione.

Quello di Stanton è il classico percorso di ascesa e caduta: passare da semplice imbonitore di un circo itinerante, mansione che adora perché così può sentirsi superiore al pubblico idiota, a chiromante di successo è solo questione di affinare la sua capacità di truffare il prossimo. Stanton, al pari di un buon politico, impara che alle persone bisogna raccontare quel che vogliono sentirsi dire. Per tenerle in pugno. Infatti la gente vuole illudersi di qualcosa, necessita che la realtà sia sempre mascherata.

Nel 2020, anno di presidenziali americane (Trump vincerà di nuovo, si teme), un film del genere potrebbe essere perfetto quasi quanto Joker. E Guillermo Del Toro, immigrato regolare, un portavoce di tutto rispetto.

Nightmare Alley Guillermo Del Toro

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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