Storia di un Matrimonio, manuale per il divorzio

Poco dopo la metà di Storia di un Matrimonio, il pensiero è andato su un altro film, sempre di coppia, crisi, separazione, riavvicinamento, vita dentro e fuori l’intimità e no, non è stato Kramer contro Kramer come in molti- anche giustamente – stanno tirando nuovamente in ballo a distanza di anni, bensì La Scomparsa di Eleanor Rigby.
Nei medesimi modi in cui vengono raccontate queste storie, Noah Baumbach si concentra su un aspetto inedito, ovvero e potenzialmente esplosivo per i due coniugi: gli atti del divorzio.

Fogli sparsi su qualche tavolo, fogli che per legge qualcuno al di fuori della futura ex moglie deve consegnare al futuro ex marito, e dal passaggio e lettura di quelle carte, fuoriesce tutto il malessere di una coppia apparentemente perfetta agli occhi di tutti, ma che invece dimostra ben più di una debolezza.
Lui regista teatrale, lei attrice, una casa e un figlio. La scrittura e relativa lettura di una lettera dove uno descrive i pregi dell’altro risulta fin da subito fuorviante: da lì a poco non ci sarà nulla di tutte quelle belle parole, ma solo due rette parallele che non si toccheranno più se non nell’esplosione finale.
Ciò che dunque va a descrivere Baumbach è la reazione senza filtri dei due corpi, dei due coniugi in questo teatrino familiare a cui hanno voluto mettere la targhetta con su scritto “matrimonio”.

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Nonostante la bravura degli attori, con un Adam Driver che dimostra film dopo film di meritare l’attenzione mediatica, con lo stesso augurio di vederlo sempre più sul grande schermo, a Storia di un Matrimonio manca quell’ingrediente segreto per renderlo davvero un grande film. La struttura a scatole cinesi, ci mostra minuto dopo minuto su quali basi i due ragazzi si sono conosciuti, amati e successivamente fondato la loro famiglia. Nell’avventurarsi del processo con due avvocati agguerriti più che mai (Ray Liotta e Laura Dern perfetti a rappresentare e contrapporre due realtà così forti tanto arroganti e viscide viste da fuori) il passato e il presente si plasma per decidere il futuro dei due giovani, parlando anche intelligentemente sul ruolo di padre e madre  inseriti in una sistema sociale sbilanciato dove in caso di divorzio, l’uomo dovrà essere visto come il mostro, mentre la donna, diretta discendente del dono di Dio, qualcosa di vicino alla figura della Madonna, anche se abusa di superalcolici e cocaina, ma dovrà essere vista perfetta e, cosa più importante, parte lesa.

Non c’è da stupirsi dunque se ci sembrerà di vedere la vicenda più dagli occhi del padre, che della madre, perché nel corpo e nel viso di Adam Driver si nasconde un padre amorevole, che ignora tutta questa situazione, che ama il figlio e vorrebbe lasciarlo fuori da questa deviazione familiare. La cattiveria del processo, il vedersi impossibilitato a rispondere e guardare tutte le sue risposte, dai pianti ai momenti di pazzia e isteria, Adam Driver è il vero motore di questo film, che non vuole mai essere di parte o puntare il dito, anzi, Baumbach si posizione come osservatore, conscio dello sbilanciamento dove, senza troppe sorprese, vincerà la madre con tanto di risarcimenti economici assurdi che saranno addebitati al padre, il suo sguardo è di narratore silenzioso; vorrebbe fare qualcosa, ma non può e quando possibile, è Scarlett Johansson che si piega per allacciare le scarpe di lui, distrutto dal processo come dalla delusione di aver perso un amore.

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Storia di un Matrimonio dunque si rivela essere una storia toccante, delicata, narrata e vista con l’occhio di cronaca, lasciano sempre grande spazio al corpo e alle interpretazione degli attori nei sempre più piccoli e angusti spazi dove i due si incontrano, si parlano, si odiano e si piangono a vicenda. Ottimo prodotto quando deve narrare tutta queste carrellata di emozioni, ma comunque si ferma sullo stipite della porta e non riesce a varcarla totalmente. Manca qualcosa, una sterzata narrativa, un assolo recitativo in meno. Ci ricordiamo di Kramer contro Kramer, ci ricordiamo anche di Eleanor Rigby, proprio nella sua forma drammaturgica così confusa, ma ricca di colpi ben assestati, mentre in Storia di un Matrimonio – paradossalmente – c’è tantissimo Cinema, veicolato e confezionato in un prodotto non destinato ad un grande pubblico.

Gabriele Barducci

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