Il coltello nell’acqua: tensione e desiderio nel primo film di Roman Polanski

Il coltello nell’acqua è il primo lungometraggio girato da Roman Polanski (e ultimo in terra natale, la Polonia). Nel film alcune delle tematiche già presenti nei cortometraggi realizzati in precedenza (il gusto per le situazioni grottesche e la lotta per la sopravvivenza), sono declinate verso un thriller sui generis: la dinamica di una coppia borghese viene messa a soqquadro con l’entrata in scena di un terzo elemento. Fin dalle primissime inquadrature, i volti del marito Andrea e della moglie Christina ci sfuggono, in quanto occultati dal riflesso degli alberi sul parabrezza dell’auto. L’uomo sta dando una lezione di guida alla donna e il silenzio tra i due è colmato dalla musica diegetica della radio. Il marito sembra avere tutto sotto controllo ma quando passa alla guida, rischia di investire un giovane autostoppista, gettatosi all’improvviso in mezzo alla strada. Dopo avergli offerto un passaggio in auto, Andrea chiede al ragazzo di unirsi alla gita in barca domenicale con Christina, al lago. Il giovane viene subito impiegato come mozzo che al pari della donna, esegue gli ordini impartiti dal proprietario del mezzo.

Dall’incontro tra i due uomini emerge la rivalità che li porta subito alla competizione: alla base troviamo il desiderio dell’uno di essere come l’altro e impossessarsi di ciò che ha il rivale. I protagonisti maschili sono i rappresentanti di due generazioni diverse e modi di vita diametralmente opposti: da una parte abbiamo il giovane che, con il suo apparire goffo (da uomo di terra più che di mare), parte subito in svantaggio; dall’altra troviamo la sicurezza di Andrea, che da padrone indiscusso del proprio microcosmo, sfoggia disinvolto un linguaggio velico (agli altri incomprensibile) e ostenta, in modo aneddotico, i suoi ruoli di marito, scrittore ed ex-marinaio. La rappresentazione che evidenzia la divergenza tra i due è espressa nella forma delle nuvole che osservano: un montone per il giovane, un gabbiano per Andrea. Dallo scrutarsi reciproco, l’uomo, rivede nel giovane, il se stesso del passato; viceversa il giovane proietta sull’uomo il proprio sé futuro.

Ma è nel presente che i desideri dei due personaggi vengono plasmati, non tanto nelle sfide fisiche e verbali, quanto in un oggetto concreto: il coltello del ragazzo. Andrea ammira l’abilità con cui il giovane riesce a passare velocemente la lama tra le dita della propria mano, aperta sul tavolo; l’uomo vorrebbe imitarne i gesti spontanei, impulsivi e spogliarsi del proprio pensare (e agire) borghese. Il coltello, infatti, può essere visto come il mezzo ideale con cui tagliare il conformismo in cui Andrea si è rinchiuso. Sebbene il giovane non tenti di celare l’insofferenza agli ordini e alla disciplina, riesce ad imparare in fretta le dinamiche della barca, fino a quel momento a lui estranee. La resistenza del ragazzo risiede nella sfida, tacitamente accettata con l’uomo, che lo mette alle strette, facendogli sostenere prove di sopravvivenza psico-fisica (dal salire sull’albero al prendere la pentola bollente a mani nude).

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Ma le certezze di Andrea iniziano a vacillare quando il giovane, sottovalutato ingiustamente, riesce a prendere il controllo di questo piccolo universo chiuso (liberando la barca quando si incaglia nella palude, diventando complice di Christina). Nella scena celeberrima de Il coltello nell’acqua, durante la sfida di abilità tra i due uomini con il coltello, si crea a livello visivo l’immagine del triangolo che si estende in profondità di campo: Christina sta nuotando sullo sfondo, tra Andrea e il giovane collocati in primo piano. La tensione erotica tra i due uomini esplode durante la scena della colluttazione: Andrea invece di rendere al proprietario il coltello che gli ha nascosto, lo getta in acqua, dove poco dopo finisce anche il giovane, a seguito di un colpo subìto. La reazione dei coniugi all’evento è opposta: il marito, convinto che il giovane sappia nuotare non si scompone, la moglie, invece, ricordandosi che il ragazzo non sappia nuotare, è preoccupata e si butta in mare a cercarlo, inutilmente. Nel frattempo, il giovane sta inscenando la propria scomparsa: lo vediamo attaccato alla boa e sentiamo, dal suo punto di ascolto, il litigio che sta avvenendo tra i coniugi sulla barca.

Quando Andrea dà il cambio a Christina per le ricerche, ecco che il giovane “resuscita” dalle acque e trova la donna sola sulla barca che infastidita di essere stata presa in giro, gli scaraventa brutalmente una realtà cruda, legata al passato del marito e forse non così lontana da quella attuale del ragazzo. Paradossalmente dalla repulsione delle parole di Christina, avviene l’attrazione fisica tra i due, ma la scena d’amore rimane solamente allusa, in quanto non mostrata. L’avventura sul lago termina: il giovane si dà alla fuga e Christina, ritornando al porto con la barca, trova il marito ad attenderla. Il silenzio tra i coniugi si interrompe in auto, dove avviene un capovolgimento di ruoli: il marito non più forte, si mostra adesso confuso e impaurito, nell’ipotesi (per lui reale) di aver causato la morte del giovane; al contrario, la moglie è sicura e racconta la verità ad Andrea: ovvero che il giovane è vivo e che è stato il suo amante. In un finale grottesco e spiazzante, l’auto si ferma a un bivio: Andrea sceglie di credere che questa nuova realtà, sia tutta una farsa. Adesso il ritorno a casa è più leggero, svuotato, come la ripresa dell’esistenza di sempre da parte dei due coniugi.

Christina

La protagonista femminile è l’oggetto pulsionario conteso tra i due uomini, il perno su cui converge la tensione erotica di Andrea e del giovane. Interessante notare come il senso generale di proprietà esibito dal marito, si estenda nella scelta dei nomi, quasi identici, della barca (Christine) e della donna (Christina). La condivisione di uno spazio ristretto sul mezzo, si fa ulteriormente claustrofobico quando i tre sono costretti a rintanarsi sottocoperta (a causa del temporale). La scena in cui il trio gioca a shangai per ammazzare il tempo è emblematica, in quanto esprime l’evoluzione a cui i personaggi, a seguito di una vicinanza forzata, dovranno fare i conti. Andrea, impegnato ad ascoltare la radiocronaca sportiva e a fumare la pipa non si rende conto dell’avvicinamento che sta avvenendo sotto ai suoi occhi tra la moglie e il giovane. I due “potenziali amanti” riescono a parlarsi poco dopo, mentre il marito dorme: è l’alba e Christina, seduta sulla barca incagliata nella palude, viene raggiunta dal giovane. Intorno a loro la nebbia e il gracidare di rane.

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Immagini di un mondo originario

Il ritmo del film procede spesso per immagini: in molte sequenze il dialogo dei protagonisti è sostituito dal silenzio e dal rumore del mare. Interessante notare come il regista, prima del soggetto, avesse in mente un’immagine, quella del Lago di Masuria dove vengono ambientate le vicende. Si tratta di un mondo originario, in cui il confine terraferma – acqua – cielo è indefinito. La con-fusione degli elementi naturali sembra esprimere il triangolo sentimentale creatosi tra i protagonisti durante la gita della domenica. Ricordiamo che l’unità temporale si svolge nell’arco delle 24h ed è stata voluta dal collega di Polanski, Jerzy Skolimowski, chiamato dal regista stesso per ridurre i dialoghi della sceneggiatura (a cui ha partecipato anche di Jakub Goldberg). Minimali sono la colonna sonora (le pause tra i personaggi sono interrotte dalla musica extra-diegetica) e la fotografia in bianco e nero di Jerzy Lipman. Il chiaroscuro visivo dà forma all’atmosfera sospesa e irreale che aleggia durante le sequenze sull’acqua, mentre il paesaggio naturale, ripreso dalla barca o dalla terraferma, appare impalpabile come la nebbia in una delle scene finali. L’assenza di vento dona l’illusione di essere fermi in un tempo immobile, privo di movimento e in grado di livellare la superficie del lago. Lo specchio d’acqua fa ristagnare da un lato, la relazione passiva tra i due coniugi, ormai ridotta a mera routine, mentre dall’altro, riflette la sfida attiva che si consuma tra i due uomini.

Note sulla produzione

La produzione de Il coltello nell’acqua è stata messa a dura prova sia dal rapido cambiamento delle condizioni climatiche in mare, sia dalla provenienza diversa degli interpreti: il giovane autostoppista (Zygmunt Malanowicz) nella versione originale è doppiato dallo stesso Polanski; il marito, Andrea (Leon Niemczyk) è l’unico attore professionista e la moglie Christina (Jolanta Umecka) è una giovane attraente incontrata in piscina dal regista. Le difficoltà sorte durante la realizzazione del film sono inoltre dovute al finanziamento da parte del ministro della cultura polacco, concesso a Roman Polanski dopo l’aggiunta di battute che dimostrassero “l’impegno sociale” dell’opera: in un primo momento, l’autore aveva riscritto la sceneggiatura in francese ma le riprese parigine non hanno avuto successo. Ricordiamo, che Polanski, a seguito dell’iniziale rifiuto della pellicola (infine girata in Polonia) e le successive pressioni della stampa e della produzione, ha dovuto ri-girare le scene in esterni, ovvero quelle dell’incipit e del finale (dove la Mercedes originaria guidata dai coniugi è stata sostituita da una più popolare Peugeot). Gli interni, invece, sono stati girati in un secondo momento nella capitale polacca dopo l’uscita di Polanski dall’ospedale (contro il parere dei medici) dove era stato ricoverato a seguito di una frattura cranica per incidente stradale. Il coltello nell’acqua, poco apprezzato all’epoca dalla critica e dal pubblico polacco, in quanto privo di riferimenti storici-politici (a differenza dei film dell’epoca), è stata una pellicola ben accolta all’estero e che è valsa come trampolino di lancio per la carriera internazionale del regista. Ricordiamo che il film ha ottenuto il Premio della critica (FIPRESCI) al Festival di Venezia del ‘62, mentre la scena della seduzione tra il giovane e la moglie è stata immortalata sulla copertina del Time.

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Mariangela Martelli

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