L’etica del giornalismo in Richard Jewell

Sulla condotta della reporter d’assalto in Richard Jewell si son spese più parole che per il film nella sua interezza. Dopo lo tsunami #MeToo, Hollywood sembra avere non poche difficoltà a gestire personaggi femminili non del tutto positivi, per non dire negativi e spregevoli. È il caso di Kathy Scruggs, interpretata splendidamente da Olivia Wilde. Una giornalista che per fare carriera sarebbe disposta a farsi una mastoplastica additiva (sogna la 4a), una giornalista che scrive da schifo (e lo sa) e quindi si porta appresso un giovane zerbino disposto a scrivere per lei, una giornalista che l’avvocato Watson Bryant (Sam Rockwell) descrive con un aggettivo che la sintetizza perfettamente: “parassita”.

Il vulturismo è una delle modalità con cui la cronaca si realizza quando, chi indaga, vuole immergere le mani (sue, ma meglio se di altri) nel torbido di vicende non chiare. Nel caso della vicenda Richard Jewell, la Scruggs batte in velocità colleghi e colleghe per pubblicare uno scoop sensazionale: l’uomo considerato un eroe sarebbe invece un assassino che ha provato a depistare le tracce del crimine commesso. Dopo un calvario durato mesi, l’innocenza di Jewell viene poi definitivamente accertata per mancanza di prove concrete a suo carico.

Kathy Scruggs, se non altro per come viene dipinto sullo schermo, è un personaggio rivoltante e perfetto. Questa figura infatti è l’emblema della stampa capace d’incoronare salvatori e/o di crocifiggere esseri umani solo per destare l’interesse del pubblico, spettatori o lettori che siano. Jewell subisce con la stessa irruenza entrambi i trattamenti nell’arco di pochi giorni, un caso più unico che raro.

L’attualità di Richard Jewell, come sottolinea lo stesso Clint Eastwood in alcune interviste, è data dall’era digitale e il proliferare delle fake news. Cosa ne sarebbe stato del protagonista se fosse finito sulla graticola mediatica oggi, ai tempi di Twitter, Facebook e Instagram? Quanti meme sarebbero circolati sul suo conto e quanto un futuro gli sarebbe stato precluso una volta terminate le indagini? Si sarebbe sparato prima un colpo in testa con uno dei suoi fucili piuttosto che venir umiliato a tal punto? L’incolpevolezza sarebbe servita a qualcosa? Richard Jewell, il film, ci comunica che, nonostante i tanti passi avanti nel progresso, quelli fatti indietro son sempre i più pesanti.

Richard Jewell storia vera

Simone Tarditi

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