Berlinale70: Double feature su Wildland e Paradise Drifters

Traumi, sbando, microcriminalità, abbandono, desolazione. Cinque punti cardinali per due film presentati alla settantesima edizione del più importante festival tedesco sul cinema, la Berlinale. Due titoli, Wildland (sezione Panorama) e Paradise Drifters (sez. Generation14plus), che condividono un medesimo sguardo verso il mondo dei più giovani attraverso personaggi alla deriva, ma non completamente sperduti.

Ida, la protagonista di Wildland (titolo originale Kød & Blod, primo lungometraggio della danese Jeanette Nordahl), ha diciassette anni e, rimasta orfana di madre dopo un incidente d’auto, viene affidata alle cure della zia e dei cugini, finendo in quella che è una famiglia non priva di ombre. Ben presto la ragazza sprofonda in situazioni che non può dominare, sperimenterà l’esperienza di veder morire violentemente qualcuno, sarà costretta dalla polizia a testimoniare, decidendo involontariamente le sorti di tutti loro. Una persona come tante altre, Ida è sola, feribile, minacciata, ma non vittima.

Il tema della vulnerabilità è quello di maggiore peso lungo la totalità di Wildland, come nel caso dei neonati, soggetti a patire un destino segnato e il cui futuro è nelle mani di chi, invece, li può salvare da un contesto dentro il quale non avrebbero speranze di una vita alternativa. Un po’ troncato nel finale e nel complesso non sviluppato al meglio, Wildland resta comunque un buon esordio.

Brucia in fretta, come gli scappati di casa del film, l’olandese Paradise Drifters (un altro caso di esordio, questa volta di Mees Peijnenburg), la cui sgranatura della pellicola accompagnata da una vivissima color correction restituisce al pubblico un’esperienza coinvolgente unica, a prescindere dalla non troppo riuscita narrazione. Esteticamente notevole, con una fotografia che risalta il calore dei corpi o gli angoli più sporchi delle città, ma non totalmente a fuoco nel raccontare le vicende di tre ragazzi senza niente da perdere: Lorenzo, che fa il corriere della droga; Yousef, che combatte con l’istinto di mettersi un cappio al collo e farla finita; Chloe, la quale porta con sé una vita in grembo e vuole solo fuggire, lasciandosi il passato alle spalle.

Il vagabondare accompagna i loro istanti, è l’unico motore che di fatto li spinge ad andare avanti. Solitudini che s’incontrano, nuove direzioni che nascono, decisioni che vanno prese, un riscatto sociale che si vorrebbe e che non si sa come raggiungere. Non molto di più, per lo spettatore vale la regola del prendere o lasciare.

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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