Berlinale70: Garage People, una Russia dimenticata

Berlinale70: Garage People, una Russia dimenticata

February 26, 2020 0 By Simone Tarditi

Garage People di Natalija Yefimkina si apre con un uomo che cammina da solo in mezzo a una discarica cresciuta spontaneamente per l’incuria generale. La macchina da presa lo segue, mentre parla da solo, tra tappeti e materassi, sacchi della spazzatura squarciati, bidoni di latta con il marchio Shell impresso sopra. Poi l’uomo arriva a una delle tante strutture di cemento e lamiera edificate in serie nella parte superiore del paese, vi entra dentro e inizia una microstoria, simile anch’essa a tante altre.

Nel Nord della Russia mostrato in Garage People si vive come all’interno di scatole, perfettamente sigillate, con sportelli al posto di porte, e senza finestre. Luoghi dove la luce del sole non può penetrare, luoghi illuminati solo da lampadine e neon. C’è una signora con dieci bassotti al guinzaglio. Ci sono uomini in abbigliamento militare che sembrano prepararsi per una rievocazione storica tra le rovine del regime che fu. C’è un nonno che vuole trasmettere al nipote la voglia di realizzare quei progetti per cui lui non ha più tempo. Ci sono radioamatori, ci sono artigiani. Ci sono ex minatori che si muovono ancora nel sottosuolo. C’è una band che prova, ci sono dei culturisti che si allenano. Ci sono polmoni inquinati dai falò accesi con materiali tossici. Ci sono galline e quaglie in gabbia. Ci sono foto di Putin appese e pannelli votivi della Vergine Maria (di quelli che Salvini bacerebbe). Ci sono scarafaggi che nuotano nelle cisterne. C’è un ex operaio col Parkinson. C’è un due volte vedovo che incolpa la sorte. C’è chi pensa d’iniettarsi in vena la vodka, previo diluirla con acqua, ma è un’idea sacrilega per un sovietico. C’è anche chi trova la forza per dipingere le montagne circostanti e non abbattersi per la miseria in cui vive.

Dalla sezione Perspektive Deutsches Kino di Berlinale70 proviene quindi un documentario indagatore di un mondo dimenticato, perso nella vastità delle regioni russe. Garage People (tit. originale Garagenvolk) trova il suo senso d’essere solo nella misura in cui l’attenzione si pone, parallelamente, sulle singole esistenze documentate acriticamente, senza partecipazione. Senza neanche il desiderio di organizzare tutto il materiale al fine di offrire un quadro d’insieme. Una modalità ottimale per lo scopo ultimo: filmare una condizione d’isolamento attraverso piccole realtà di solitudine.

Simone Tarditi