Figli, ritratto di una generazione che ce la sta facendo (nonostante tutto)

Partendo da La Linea Verticale, progetto molto più intimo e personale a differenza del cult Boris, un tratto che contraddistingue la scrittura di Mattia Torre, da poco scomparso, è quello dell’abile osservatore, abilità non da poco in particolare nel mondo della scrittura.

Negli ultimi anni è stato YouTube a liberare la creatività di addetti al settore e non, senza vincoli tanto meno restrizioni, luoghi comuni e modi di fare ripresi e visti sotto una lente d’ingrandimento più acuta e cinica.
La Linea Verticale – che trovate su Rai Play – è la dimostrazione di ciò, con la battaglia verso la malattia, in questo lato molto biografico, vista dagli occhi di un paziente (la maschera perfetta, Valerio Mastandrea) senza dimenticarne l’ironia. D’altronde la monotonia della vita quotidiana viene spezzata proprio da questi piccoli feticci, attimi di felicità misto a notizie drammatiche, ma quali esse siano vanno affrontate, con gli amici, con nuove conoscenze, con la compagna di una vita.
Figli è la sceneggiatura tenuta nel cassetto che amplia esponenzialmente questo spettro di azione. Una coppia, una figlia e un nuovo figlio già in arrivo, incipit perfetto per ripercorrere quel cerchio di notti insonne, di improvvisa e inedita gelosia della figlia nei confronti del fratellino, perché d’altronde “stavamo tanto bene noi tre”.

Figli recensione

La Sonata per Pianoforte no. 8 di Beethoven si sostituisce alle crisi urlanti del piccolo in piena notte, bagaglio culturale necessario per la coppia atto ad assimilare quel momento che sarà l’inizio della crisi e quindi la ricerca di un aiuto e qui si costruirà tutta la cinica osservazione del mondo fuori dalla nostra confort zone: i nonni ci dedicano solo parte del tempo, il loro menefreghismo giovanile ha lasciato la nostra generazione con qualche tasca bucata, ma ora devono dedicarsi alla pensione e ai loro svaghi, il tempo è poco. La babysitter da scegliere bene, non troppo giovane per evitare infatuamenti tra il povero marito che ancora non riesce a riprendere l’attività sessuale con la moglie in crisi, e tanto meno troppo anziana o burbera, insomma qualcuna con esperienza che sappia ascoltare, perché niente è più importante che saper ascoltare i piccoli rumori del mondo, talvolta avvertimenti di un pericolo imminente in arrivo.

Il Mattia Torre che ha scritto Figli dunque ha ascoltato, magari ci si è fatto una battuta sopra, d’altronde l’indole del grande autore che sa ascoltare e veicolare quella situazione con una contestualizzazione surreale è necessaria per tratteggiare l’ilarità come la tragicità di alcuni momenti. Ben sappiamo dunque che la miglior commedia è il dramma, da Villaggio a Verdone hanno osservato e riportato su schermo, vincendo proprio sul dramma e lo stereotipo del nostro vicino di casa. Mattia Torre riusciva a metterci quel cinismo per rendere il racconto ben più vicino a noi di quanto potesse essere, insomma, non ci si trovava più davanti un film, ma davanti un grande “diavolo, potrebbe capitare a me: io come mi comporterei?”.

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

You may also like...

Condivisioni