Le Amiche di Antonioni: una Torino che cambia

Una panoramica da sinistra a destra accompagna i titoli di testa. Dall’alto della collina si sta inquadrando Torino. Ci vengono comunicati i nomi di coloro i quali hanno lavorato al film, i tecnici, i vari aiutanti, il cast, il regista. Con l’ultimo movimento della macchina da presa si mostra, lontana lontana, una decapitata Mole Antonelliana, il monumento-edificio simbolo della città. Manca la guglia non perché non fossero già stati terminati i lavori di costruzione, ma per un altro motivo: una tromba d’aria di eccezionale violenza l’aveva spezzata e fatta cadere due anni prima, nel 1953. Nessun morto, fortunatamente.

L’immagine della Mole con una sembianza in parte diversa da quell’attuale non è che una delle tante in cui s’incappa durante la visione della pellicola Le Amiche. In Piazza San Carlo è stato di recente posizionato –e presumibilmente vi rimarrà per tutto il 2020– un totem dalla forma cubica, di colore nero, illustrato con delle foto e la locandina del summenzionato film, poiché lì sono state effettuate alcune riprese. Questa location è rimasta quasi intoccata, la maggiore differenza che si può scorgere tra ieri e oggi è l’assenza di auto parcheggiate. Diverso discorso riguarda i portici antistanti: molti dei ristoranti e dei bar frequentati dai protagonisti, come il Caval ‘d Brons, non esistono più o semplicemente son stati sostituiti da altre attività. Si conserva il Caffè Torino, al civico 204.

Le Amiche Antonioni film Torino recensione

In zona Stazione Porta Nuova non c’è più l’hotel Ligure dove uno dei personaggi femminili cerca di togliersi la vita durante le prime scene. Al suo posto ora sorgono appartamenti lussuosi e un punto vendita della Decathlon. L’autore del romanzo da cui il film è tratto, Cesare Pavese, si era suicidato qualche anno prima in un albergo dall’altro lato di piazza Carlo Felice. In via Po sopravvive, seppur in un’altra forma, la Bussola: da negozio di opere d’arte all’epoca a, adesso e si spera ancora a lungo, ricchissima libreria dell’usato.

Quella ritratta da Michelangelo Antonioni è tuttavia una Torino mai svelata completamente, compressa in molti interni e ridotta a poche strade. L’entità della trasformazione urbana del capoluogo piemontese, più commerciale che architettonica, la si può notare nella centralissima via Roma: la protagonista, Eleonora Rossi Drago, è intenta a ristrutturare una boutique di abiti alla moda di fianco e di fronte alla quale quasi nessuna attività è rimasta la stessa, si prenda a esempio l’Upim con la sua gigantesca insegna al neon. In fondo, parafrasando Aristotele, il tempo non è altro che la misura del cambiamento.

Simone Tarditi

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