Tornare a vincere, la grande scommessa di Ben Affleck

Bisogna puntare subito i piedi ed essere più sinceri del solito: Tornare a vincere (The Way Back) è un film vecchio stampo, classico, che non racconta assolutamente nulla di nuovo, ma nel modo in cui questo viene raccontato, c’è tutta la forza necessaria per lasciarsi ammaliare per tutta la sua durata.

Jack (Ben Affleck) è un operaio edile, ex promessa del basket, adesso trascina il suo corpo pesante e martoriato all’ombra di quotidiani tramonti fatti di una birra dopo l’altra. Lattine e bottiglia di birra ovunque, anche nella doccia, liquido necessario per scacciare demoni e ferite che tormentano l’uomo da fin troppo tempo. La chiamata di un parroco per affidargli la squadra di basket locale è un incarico che inizialmente rifiuta per poi accettare successivamente. La proverbiale luce in fondo al tunnel, qualcosa per distrarsi dal dolore quotidiano che non sia stappare la linguetta dell’ennesima lattina di birra.

Gavin O’ Connor ci aveva fatti piangere con Warrior, film di una potenza narrativa ed emotiva straordinaria ancora oggi, il “Titanic per maschietti” aveva dalla sua un trio di grandissimi attori in forma (Tom Hardy, Joel Edgerton e Nick Nolte su tutti) che costituivano la forza trainante di una storia di uomini, vita e sport.
Qui l’unico attore veicolo è Ben Affleck e ritorna in qualche modo anche il tema dello sport: dal ring di Warrior ai campi di basket di Tornare a Vincere, il campo da gioco diviene nuovamente arena dove i corpi dei protagonisti si piegano alla loro volontà di plasmare quel suolo come seconda occasione per la vita. Il sangue, il sudore e le urla, la foga del pubblico, il grande palcoscenico sportivo per il rilancio che per il buon Jack equivale anche ad un lungo periodo di successi, educando anche i giovani ragazzi e il fantasma dell’alcolismo momentaneamente abbandonato.
La possibilità di seguire e guidare questi giovani ragazzi, non senza problemi, dai più importanti a quelli futili, uno specchio indiretto dove Jack può guardarli e migliorarli, riuscire a veicolare la sua esperienza come vero e proprio fallimento da non seguire. Un’insegnamento importante, che vittoria dopo vittoria acquisisce sempre più forma e contenuto nel film.

tornare a vincere recensione

Ben Affleck è assolutamente brillante in questo ruolo, che purtroppo lo riguarda più vicino del solito. Sappiamo tutti che dopo il divorzio da Jennifer Garner, l’attore è caduto in una spirale autodistruttiva proprio quando la sua carriera era all’apice qualitativo. Entrato e uscito più volte dalla riabilitazione, questo film è sembrato in qualche modo straordinariamente autobiografico e quasi terapeutico per l’attore, che riesce a calarsi nel personaggio perfettamente, restituendo una performance brillante.
D’altronde è proprio questo suo imperterrito bere che ci spinge a scoprirne il perché di questo comportamento; un dolore passato, una ferita devastante che ha posto fine alla sua precedente relazione, una zavorra che anche quando tutto sembra luminoso, lascerà dietro di se un’ombra sempre più grande, d’altronde, più ci si avvicina alla luce, maggiore è l’ombra che si crea dietro di noi e basterà la più semplice delle debolezze per far cadere il castello di carta costruito fino a quel momento, un castello di carta su cui Jack aveva puntato tantissimo.

A differenza di Warrior dove l’amore e l’odio fraterno restituiva un respiro narrativo e conseguenziale molto più ampio, in Tornare a Vincere la storia è molto più piccola, il focus è incentrato solo su Ben Affleck e il dolore espresso è vero, tangibile, quasi da arrovellarci. Vuoi bene a Jack quanto ne vuoi a Ben Affleck e alla fine, speri solo che quel tramonto possa essere sempre più luminoso per lui.

“Tornare a vincere” a partire dal 23 aprile sarà disponibile per l’acquisto e il noleggio in digitale (anche in 4K UHD) su Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV, e per il noleggio su Sky Primafila, Infinity e VVVVID

Gabriele Barducci

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