Vergogna e inadeguatezza: Habemus Papam di Nanni Moretti

Si guarda intorno alla ricerca di risposte. Fin dalla sua elezione, il cardinale Melville è mostrato in tutta la sua titubanza sull’essere stato scelto come nuovo papa. Gli altri partecipanti al conclave, gli stessi che recitavano mentalmente la preghiera del “Non io, non io…”, lo circondano da ogni lato e sembrano volerlo spingere verso l’unica decisione che può essere presa in situazioni di questo tipo: accettare. Nei minuti che precedono quello che avrebbe dovuto essere il primo discorso ai fedeli, il pontefice ha un unico lapidario interrogativo da porre: Adesso cosa succede?”.

Quello di Melville non è un dilemma, è un’afflizione spirituale. L’uomo non ha dubbi sull’esistenza di Dio, non mette in discussione il suo credo, ma non può contenere la scissione che sta avvenendo tra sé e sé, tra quel che deve dimostrare di essere in grado di fare e ciò che invece si sente di compiere, tra il ruolo impostogli e la sua naturale inclinazione. Interpretare la persona forte che si sobbarca il peso immane di guidarne altre oppure essere quella che fugge di fronte alle prime difficoltà? Nel momento di maggiore conflittualità interiore, il papa cerca una via di fuga.

Habemus Papam Nanni Moretti recensione film

Habemus Papam di Nanni Moretti non è un film sulla sconfitta. E non è neanche il racconto di un impaurito. È la storia di un individuo la cui inadeguatezza a vivere surclassa il singolo compito che deve portare a termine. Imparando a conoscerlo, si scopre che è in qualche modo una vittima di eventi avversi poiché non è mai stato in grado d’imporsi ed è finito a fare quel che gli altri (in origine, i suoi genitori) hanno voluto per lui. Per dirla brevemente, ha patito una condizione senza ribellarsi.

Nonostante ben poco ci venga raccontato di ciò che l’ha reso quello che è, fatta eccezione per episodici e frammentari ricordi di gioventù, nei confronti di Melville lo spettatore dovrebbe avere un’empatia totale perché il riconoscimento dei suoi limiti gli vale già un’assoluzione dalle sue incapacità. La sperimentazione della vergogna di non essere quel che gli altri si aspettano va considerata già da sola come la più giusta nonché unica punizione derivabile da quella condotta immatura.

Son sempre stato male. Però, ho fatto tante cose nella mia vita. Ho fatto anche del bene. Perché adesso non riesco più a fare niente?”. Nel confessarsi durante una seduta di psicoanalisi, disciplina di cui la Chiesa stessa nutre un forte scetticismo, il papa si rivela per l’essere umano che è e che ancora non conosce pienamente. È però nel mettersi fisicamente a nudo che dà prova della sua fragilità corporea, carnale, terrena: il torso nudo villoso di Michel Piccoli, lo stesso –ora invecchiato– divenuto celebre nelle pellicole di Marco Ferreri o Jean-Luc Godard, il suo anziano volto, la forma diseguale del cranio accentuata dalla calvizie, il fisico in sovrappeso. Un tempo anche quell’anziano dev’essere stato un ragazzo con tutta l’esistenza di fronte a sé e che forse avrebbe meritato un destino diverso da quello che gli è stato riservato e a cui non ha saputo opporsi. Nel regno animale, però, la debolezza, l’ingenuità, l’innocenza non sono virtù, ma condanne. Forse altrove hanno un ben altro valore.

(In ricordo di F. V.)

Habemus Papam Analisi film Nanni Moretti

Simone Tarditi

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