Ecce Bombo, i dolori del giovane Nanni

Il Michele Apicella del “faccio cose, vedo gente” in qualche modo non è mai morto.

Riesumiamo questa stessa frase molte volte per sintetizzare momenti vacui, considerazioni senza apparente base di discussione.
Prima di Ecce Bombo c’era Io sono un Autarchico e i due film sono uno la prosecuzione ideale dell’altro. Ragazzi sulla via del quarto di secolo, medio-piccolo borghesi, forgiati da ideali di estrema sinistra che si ritrovano in piccole stanze a trangugiare tisane, caffè, ragionare sul nulla, rendere quel momento di vuoto reale e tangibile in qualche modo. Poi c’è il cinema, il teatro, l’arte, le relazioni che si forgiano sul malessere di amori mai concreti e tradimenti alla luce del sole.
Perché piangi? Perché sono un grande artista?

Va da sé che Michele Apicella è sempre stato l’alter ego morettiano chiaro e limpido. La battuta su Sordi? Una cosa ignobile. I siparietti con Risi, Monicelli ormai quasi iconici. Il giovane Moretti di Ecce Bombo era l’intellettualoide di sinistra annoiato, contro il sistema dei grandi come del cinema dei maestri; l’irresponsabile ragazzo di borgata che con saccente cinismo cercava di farsi strada proponendo quello che lui viveva e respirava attorno a lui. A distanza di decenni il processo con cui si assorbe un film del genere ha più una funzione di autoanalisi, elemento che verrà proposto con l’avanzare della filmografia del regista, confrontarsi per una finalità di analisi, propria, degli altri e della vita sociale attorno.

Ecce Bombo oggi potrebbe erroneamente rivisto come un film perfetto per i nostri tempi, giovani d’oggi che in pochi caratteri social possono riassumere situazioni, esperienze, traumi, sentimenti. Moretti lo aveva già fatto, in poco più di 100 minuti, montando quelli che oggi sembrerebbero superficialissimi momenti pregni di citazione da copiare e incollare oggi su Facebook.
Nei loro teatrini con desideri di suicidio e fuga innanzi alla prospettiva di un dibattito serio (magari anche politico) dopo la rappresentazione teatrale, mostrano esattamente quel filo tagliato che collegava questi ragazzi alla vita sociale e politica quotidiana.

Gli ideali hanno lasciato spazio alla noia e la quotidianità si tramuta ben presto in un incubo che questa gioventù, precedentemente in prima linea nelle lotte studentesche, adesso ne è parte integrante con Michele che non perde occasione per iniziare una classica lite da bar con il povero malcapitato di turno che esprime ad alta voce la sua opinione.
Rossi, Neri, alla fine siamo tutti uguali.

ecce bombo

Che poi, anche in Caro Diario, ormai la barba sistemata, la giacca stirata, attendendo la sua spremuta d’arancia, la tv accesa, Nanni balla nel bar.

A distanza di anni, Nanni Moretti ammise che quel film, Ecce Bombo, era strano: il produttore aveva paura a portarlo nelle sale, dice “Nanni, hai fatto un film troppo cupo, troppo critico, cinico, sembra che non ci sia speranza nel futuro di questi ragazzi. Te lo dico, se il film va male, diamo la colpa al titolo”.
In sala, tutti scoppiarono a ridere. Impossibile, in questa analogia, non pensare a Io sono un Autarchico, al ragazzo in ritiro preparatorio per lo spettacolo che scappa, perché c’è il derby Roma – Lazio.

Gabriele Barducci

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