Trieste SFF 20: Coma e l’entertainment russo

Trieste SFF 20: Coma e l’entertainment russo

November 22, 2020 0 By Gabriele Barducci

L’industria cinematografica russa ha sempre avuto un sistema di produzione e distribuzione abbastanza chiuso. Tolti alcuni nomi di registi che poi sono riusciti a lavorare fuori dai propri confini, in Europa difficilmente riusciamo a vedere loro produzioni approdare al cinema. Meglio dunque la possibilità di vedere alcuni titoli direttamente in canali streaming, in Direct Home Video o nei Festival Cinematografici. Grande entusiasmo e divertimento ha suscitato Coma (Koma), film diretto dal giovane Nikita Argunov.

Concept tanto semplice quanto avvincente nella dimensione di puro e sano cinema di divertimento, da blockbuster russo: quando entriamo in coma, la nostra mente si stacca dal corpo per andare ad abitare in una sorta di dimensione parallela che lo stesso cervello crea e condivide, una dimensione sinistra, fuori da ogni logica a noi conosciuta e dunque plasmabile o dalla volontà o dai sogni, altra dimensione che corre parallelamente a questa. Come fosse una sorta di nuova rete neuronale, chiunque altro paziente si trovi in coma nella stessa struttura ospedaliera, condivide la stessa dimensione (come se un dispositivo fosse connesso a una rete WiFi assieme a tanti altri).

Nel coma dunque ognuno deve reinventarsi, sopravvivere in un ambiente ostile abitato da alcune minacce oscure, dei phantom, altri pazienti in coma clinicamente morti, ma ancora attaccati alla macchina. Lo scopo della sopravvivenza è quello di resistere fino al concreto risveglio nel mondo reale. Un po’ Matrix, un po’ Inception, il giovane Nikita Argunov attinge a piene mani da queste due produzioni per restituire su schermo (purtroppo non di un cinema) un film con una spinta visionaria ed estetica incredibile. Allo stesso modo, come nelle produzioni già citate, ognuno dei poveri malcapitati sfoggerà delle abilità uniche, attuando una vera e propria azione di gamification ove regalare, gestire e potenziare ogni singolo personaggio di questa storia. C’è il combattente, l’architetto e il medico, assieme alle solite pedine sacrificali senza poteri. Il corpo non vive senza la mente, dunque se si muore, non c’è possibilità di svegliare.
Game Over, partita finita.

Coma è un prodotto convincente nel ritmo come nella messa in scena, mai sobrio e ampiamente estremo quando deve esagerare, ma il ritmo è incessante anche grazie a qualche piccolo escamotage narrativo che ci mantiene saldi sulla sedia e occhi sulla vicenda.

Come in tante altre produzioni simili, manca di una sua cornice univoca, cosa che rende il film difficilmente catalogabile, anche grazie a quel pizzico di mistero che rende le fasi finali banali. Non mediocri o discutibili, bensì già viste e sentite, dunque mancando di una risoluzione finale abbastanza unica che avrebbe elevato di qualche punticino di più la considerazione per conclamarlo a uno dei migliori blockbuster visti negli ultimi anni.

Gabriele Barducci