A chi è rivolto Soul?

A chi è rivolto Soul?

January 6, 2021 0 By Simone Tarditi

Dopo Whiplash e La La Land, cioè dopo che Damien Chazelle ha risdoganato il genere, il mondo sembra essersi ricordato del jazz. L’America, soprattutto. Il paese che ha dato i natali alla musica simbolo della prima metà del Novecento non ha curato come avrebbe dovuto l’eredità dei vari Charlie Parker o Charles Mingus: dopo la Summer of Love il jazz (e non solo il jazz) è stato spazzato via da canzoni magari non meno belle, ma indubbiamente più semplici e orecchiabili, diventando così nutrimento solo per una nicchia di fedelissimi nostalgici e spesso presuntuosi cultori della materia.

Semplificazioni storico-musicali a parte, vero è che prima di Miles Ahead e Born to Be Blue non si contano tanti esempi post-Bird di Clint Eastwood. Qualche documentario, forse, ma anche lì si è ripreso a farne di livello, andando a ripescare inedito materiale audio e video, solo nell’ultima decina d’anni. I Called Him Morgan e Chasing Trane, su tutti. Prima di questi, poca roba: Straight No Chaser, Let’s Get Lost, … poi? Di sicuro non è nelle intenzioni di Soul aggiungere un tassello al mosaico, tanto che il jazz qui finisce con l’essere un elemento accompagnatorio più che portante. Una decorazione melodica lungo un video-saggio dal tono spirituale e immanentista (sì) per un pubblico senza età.

Con questa musica e quei concetti viene da chiedersi se Soul non sia unicamente un’esigenza di chi l’ha realizzato piuttosto che un prodotto che gli spettatori possano far proprio. Quale pubblico under 30 può voler sorbirsi un trattato panteistico sulla trasmigrazione delle anime, sul senso del Tutto e sulla lotta per impedire all’esistenza di diventare quel Nulla a cui inevitabilmente si giunge quando la giostra finisce? L’importanza di godersi il presente, lo dicevano già i latini con quell’hic et nunc entrato nel DNA della filosofia fino a non significare più alcunché. Ora che l’eternità è raggiunta in vita, ora che il tempo fluisce immobile senza dare l’impressione di passare né troppo in fretta né troppo lentamente, la lotta per affermare noi stessi nel mondo ci ha premiati in una maniera che gli avi neanche avrebbero potuto prefigurare nei loro deliri. Improvvisamente c’è un posto per ognuno su questa terra. Di fronte a tutto questo, a un adolescente (per un film del calibro di Soul è il target minimo di età, e ancora …) può davvero fregare qualcosa di una riflessione su quanto la vita vada incanalata nel verso giusto? Chi può dirlo? Domande per domande, forse comunque meglio delle risposte che Soul pretende di dare. A voler spezzare una lancia nei suoi confronti, l’ultima decina / quindicina di minuti fa il lavoro maggiore. E lo fa bene, a prescindere dalle lungaggini con cui ci arriva e a discapito del risultato finale. Tutto il resto è brodo e peli di gatto.

Simone Tarditi
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