TSFF32: My Morning Laughter e lo specchio della Serbia

TSFF32: My Morning Laughter e lo specchio della Serbia

January 25, 2021 0 By Gabriele Barducci

Curiosa la locandina di questo film: due soggetti e un oggetto. Da una parte un lettino da neonati con un bambino che piange, dall’altra un uomo adulto che ride. Considerato che nel film in oggetto non c’è presenza di bambini, perché ciò?

Perché Dejan (Filip Duric) è un 30enne taciturno, schivo, introverso. Qualcuno direbbe che “è brillante, ma non si applica”, ma la realtà è diversa. Dejan è vergine. Una condizione più psicologica che fisica che sembra assorbire il povero ragazzo sin nelle ossa.
Professore precario, vive con la madre che lo vuole indipendente, ma solo alle sue regole. Lui prova qualcosa per una sua collega, anche lei timida e schiva, ma nella fredda, freddissima Serbia, i sentimenti come la voglia di evasione, vengono annientati dalla neve, dal gelo di una casa spoglia e dal poco arredamento che rende quelle mura poco accoglienti, quasi ostili.

Un sensitivo consiglia a Dejan di liberarsi, di svuotare le parti basse. Il fondo del caffè letto vede un futuro luminoso per il ragazzo, che tarda ad avverarsi.

my morning laughter 1

Il cinema Europeo, in questo caso fortemente autoriale, ha sempre grande cura delle ambientazioni. La cittadina innevata dunque si inserisce perfettamente nel cast di questo film, che dalle premesse sembra essere una sorta di commedia, ma la quotidianità grigia di Dejan è davvero opprimente. Non c’è uscita, non c’è un momenti di vero godimento che sia sessuale o di spensieratezza; la stempiatura sulla fronte di Dejan è un segno dei tempi che avanzano, evidente agli altri, meno che a lui.

Un morto vivente in una terra morta. Solo la casa – e il letto – della sua collega ha una luce di interni ben più accogliente che di tanti altri posti.
La casa fredda, i lugubri corridoi di un ospedale dove un suo parente morirà nell’anonimato generale e una prospettiva (privata e lavorativa) non proprio luminosa è il quadro generale di un progetto cinematografico ben definito, autoriale e dilatato nei tempi per natura, fuori dunque da ogni tipo di confort zone per lo spettatore per un prodotto in linea con le richieste, esigenze e palcoscenico da Festival cinematografico.

Tutto ciò restituisce un tenore di vita e un quadro generale di un paese, la Serbia, che sembra non aver passato i recenti conflitti bellici degli anni ’90. Dejan è dunque un uomo-bambino, traumatizzato da eventi o persone sopra a lui, proprio quella madre così opprimente che ha paura a mandarlo a vivere da solo, nonostante voglia la sua indipendenza, o di un futuro incerto per un plurilaureato come il protagonista.

La Serbia ritratta dal film è una diretta estensione dello spaesamento di Dejan, con una carica sessuale e vitale chiusa in un corpo giovane, ma martoriato. Se ne potrebbe uscire da questa situazione, magari parlandone con qualcuno, avere quell’interesse e affetto da altri che è sempre mancato. I paesi sono dirette estensioni delle persone che li abitano, sono lì, hanno sogni e speranze, impossibile volgere lo sguardo altrove e far finta di nulla.

Gabriele Barducci