Paisà di Rossellini, dramma e tormento

Paisà di Rossellini, dramma e tormento

April 13, 2021 0 By Amerigo Biadaioli

Paisà, il film che più di tutti fu capace di intercettare e stringere a sé il senso della storia della rinascita post-bellica del paese Italia, smontando la struttura del cinema classico e lasciandolo ricomporsi da solo. Un’opera in sei parti, un ripercorrere dalla Sicilia al Po l’avanzata delle truppe americane, ciascun episodio non è che un’attesa concatenata all’altra fino allo sfociare sempre in tragedie cruentissime. In fondo, sono le estenuanti e angoscianti preparazioni alla morte a sottintendere in modo silenzioso e nascosto lungo tutta la produzione di Roberto Rossellini.

Scritto da zero assieme a Federico Fellini dopo tormentate riunioni con autori stranieri, con anche un apporto di Pratolini per l’episodio fiorentino, la vicenda fonde brevi introduzioni documentaristiche con i rispettivi episodi narrativi. Si parte con la Guerra e si conclude sempre con la guerra, ma a porto Tolle, in Veneto. I due toni, quello principale e quello finale, aprono e chiudono un vortice di altri registri: favolistico, melodrammatico, bucolico.

Occorre ricordare i grandi errori di valutazione che furono compiuti soprattutto dalla critica, in particolare quella italiana, che ai tempi non comprese che oltre alla rivoluzione contenutistica Rossellini stava osservando ed indagando gli eventi e la quotidianità chiedendo uno sforzo collettivo nell’approfondire l’uomo e la società, senza manipolazione e pregiudizi, alzando l’asticella molto più alto di quanto non fosse stato mai fatto. Forse troppo, dato che turbò il solito esercito conformista ed impaurito di critica e pubblico.

Abbonda l’assenza di speranza e rimane il turbamento, ma Paisà riesce nonostante tutto a dispiegare qualche sprazzo di luce in un viaggio tormentato, in cui spettatore e personaggi si trovano costantemente calati tra la gente, ma poi sempre soli di fronte alle decisioni fondamentali. Il finale è la sesta e più terribile delle tragedie fatte cadere come sassi dalla pellicola, con i titoli di coda che piombano duri a far male, senza lasciar depositare e sciogliere un briciolo di tutta la tensione accumulata e incrostata fino a quel momento.

Torna a mente un passaggio di André Bazin nel suo ll realismo cinematografico e la scuola italiana della Liberazione “Capita che il piede esiti a scegliere fra due rocce, o che manchi la pietra o che scivoli su una di esse. Così fa il nostro spirito.”.

Amerigo Biadaioli