La Troma presenta: The Suicide Squad

La Troma presenta: The Suicide Squad

August 2, 2021 0 By Gabriele Barducci

Dopo un ottimo primo capitolo dei Guardiani della Galassia e un mediocre secondo capitolo, è arrivato il licenziamento da parte di Disney nei confronti di James Gunn. Motivo? Alcuni vecchie tweet sicuramente di poco gusto, riesumati dal web, messi all’attenzione e in un periodo così caldo per questioni esplose dopo il movimento MeToo non potevano lasciare indifferenti una major come Disney, rendendoli a tutti gli effetti tweet retroattivi e prendendo alcune decisioni.

Dunque in un mercato relativamente libero dove è il contratto a vigere su tutto, stracciato quello con Disney, la rifondazione DC Film, tramite Warner Bros, Walter Hamada e Peter Safran, si è mossa per accaparrarsi il regista, non privo di talento e di una certa vena autoriale messa in evidenza nel periodo della Troma.

Perché evidenziamo proprio le origini del regista? Perché The Suicide Squad è, a tutti gli effetti, un film della Troma con un budget da vero e proprio blockbuster, un’idea che solo pensarla fino a pochi giorni fa era pura utopia, e che invece James Gunn, grazie alla famosa “carta bianca” che Warner Bros gli ha dato, è riuscito a realizzare, con tanti saluti della censura.

Con uno stile splatteroso, cinico verso i suoi personaggi, ironico e mai accondiscendente verso le speranze e le passioni degli spettatori, James Gunn con The Suicide Squad costruisce un gigantesco b-movie, un film di assalto e azione pura, sboccato – senza mai esagerare e sempre nel giusto contesto.

Non appassionatevi a nessun personaggio: il film è una vera e propria roulette russa dove il regista si diverte nei modi più disparati nel eliminarli dalla storia nei modi più irriverenti e splatterosi. La cosa più incredibile è la semplicistica consapevolezza che questo film è stato realizzato, perché concretamente è qualcosa che non si era ancora mai visto nel circuito dei blockbuster, almeno per quelli che puntano ad essere film dal forte richiamo di persone in sala.

Questi di norma evitano di essere così spudoratamente vittime carnefici della censura e in casa DC/Warner un esperimento già c’è stato, ovvero Joker, globalmente vietato ad un pubblico di minori, si è imposto nel mondo incassando più di un miliardo, premi agli Oscar e al Festival di Venezia. Qui l’esempio è totalmente contrario, non paragonabile, eppure questo film potrà sconvolgere notevolmente l’industria, almeno nel modo di fare blockbuster un pelo più rischiosi e non fallire sulla breve distanza (vedi il reboot di Hellboy).

Non manca dunque un gusto per la costruzione di immagini sicuramente ilari, ma dannatamente affascinanti per cui è impossibile non impallidire davanti una bellezza e una libertà creativa così incredibilmente avvincente. James Gunn poi tornerà e chiuderà il cerchio dei Guardiani con il terzo capitolo, ma ha già annunciato che sarà l’ultimo progetto che farà, con questa clausola estrema, per poi dedicarsi di più a prodotti del genere, se mai avrà successo, ma di questo ne siamo altamente certi.

Pregevole anche l’intenzione di prendere uno dei personaggi del grande roster per veicolare un messaggio personale: James Gunn oltre che a firmare la regia, si interfaccia con uno di questi, riassumendo la vicenda che lo ha portato alla rottura con Disney e di come si sia sentito in quel particolare momento: un reietto, odiato da tutti, dipinto come un mostro senza cuore. Senza entrare in ulteriori dettagli, qui avviene la classica rivincita di questi reietti, uno in particolare, niente di così originale senza ombra di dubbio, ma dannatamente forte come messaggio.

Gabriele Barducci